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Circa 4 mesi prima del rientro a Sud, ho iniziato a impacchettare tutto in vista del trasloco. Credevo con logica. Mi sbagliavo. Prima le stoviglie, ‘che tanto posso campare di panini per 4 mesi. Poi è stata la volta della biancheria: coperte, cuscini, lenzuola, asciugamani, ‘che tanto è quasi estate, vuoi che torni il freddo? Vuoi… Poi i vestiti, non tutti ma quasi. Infine le scarpe. E lì la faccenda del trasloco ha preso tutta un’altra piega, perché traslocare in maniera facile per una che ha un serio problema di scarpe può trasformarsi in un dramma non da poco. Tuttavia il trasloco si è risolto degnamente quando ho ben compreso che , ho 30 e pass’anni e no, forse – forse – non me lo posso più permettere di viaggiare con uno zainetto in spalla, perché 4 anni di vita (e di convivenza!) non si chiudono più in uno zainetto e nemmeno in 30 scatole di cartone rettangolari. Faccio bene quindi a vivere d’ansia perché fare le cose alla cazz de can (siamo un blog senza parolacce, noi) e all’ultimo momento non mi aggrada granché. Inoltre, l’idea di traslocare spendendo poco e inquinando ancor meno mi ha assillata sin dal primo istante giacché oltre a vivere d’ansia vivo pure di mal di pancia causati dalla noncuranza altrui verso l’ambiente.

Proprio in quei mesi lì del trasloco, ho assistito realmente e virtualmente al trasloco di altra gente verso altri nidi e lidi e ho constatato che forse servirebbe una guida per traslochi ambientalisti perché certa gente – Santa Pupazza! – ingaggia la ditta di traslochi per spostare due scatole da un lato all’altro della strada, soltanto perché poi alle scatole gli fa le fotografie da pubblicare su Instagram e vengono pure belle, non come le mie di foto, che si leggeva “mutande e calzini” scritto col pennarello indelebile sopra alla scatola degli assorbenti recuperata al Carrefour. Cert’altra gente poi, sul marciapiede ha allestito salotti che manco Ikea, salotti in cui a volte abbiamo preso il caffè coi passanti, talmente erano nuove e comode le poltrone. Ecco, una guida per imparare a traslocare a poco prezzo e in maniera consapevole e green servirebbe. Che non c’era prima, ma da oggi c’è ed è questa qui.

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BUTTA LA ROBA, RICICLA LA ROBA

Grazie Karate Kid per averci tramandato un template linguistico adattabile a ogni circostanza. Il primo mantra di chi decide di fare un trasloco ambientalista è questo, perché io un problema di scarpe ce l’ho per davvero nel senso che negli anni ne ho acquistate tante, ma la metà nemmeno le uso più, e quindi un’utilità questo trasloco l’ha avuta ovvero mi ha insegnato a rinunciare alle scarpe superflue riducendomi a possederne un numero esiguo e umanamente accettabile. 10. 15 al massimo. Tipo: gli anfibi, bellissimi, gli anfibi cattivi di quando avevo 18 anni, quelli con le fibbie, le borchie, tutti scorticati: via! Sono andati via, perché in verità non mi entravano più e quindi perché farli stazionare ancora lì? Ecco, la prima regola è far fuori il superfluo che fa pure bene allo spirito, tanto più se lo butti nel bidone giusto dell’immondizia o lo regali a chi ne farà più buon uso di te.

VENDERE ONLINE SCARPE E VESTITI

E così mi sono fatta una cultura in fatto di mercatini online, una cultura che non avevo ma che tornerà utile per il futuro. Grazie al fantomatico trasloco ho sperimentato:

  • Svuotarmadio.it, un sito web di compra-vendita vestiti usati assai ben fatto e intuitivo su cui ho provato a dar via gli stivali da pioggia di Hello Kitty. Il perché io possegga – tra gli altri – anche un paio di stivali della gatta più scema del pianeta è storia altrettanto scema: 2012, settembre, il mio primo giorno di pioggia a Milano. Scopro cos’è la pioggia, quella vera, per la prima volta nella mia vita. Urge riparo e compro l’unico 39 disponibile nel negozietto all’uscita della metro. Sono gli stivali della gatta scema.
  • Te lo regalo se vieni a prenderlo, il gruppo Facebook presente in quasi ogni città d’Italia, in cui uno può regalare il proprio usato, dai vestiti ai mobili alle sorpresine dell’ovetto Kinder. La regola è andare a ritirare la merce fino a casa del “regalatore”. Il che mi pare il minimo. Io ad esempio c’ho provato con Brezza, il nostro ventilatore di fiducia. Un ventilatore onesto, ha lavorato per noi per 4 anni senza batter ciglio, sventolando le pale come un forsennato durante le afose notti d’agosto. Ma nessuno lo ha voluto. A Milano i piccoli ventilatori domestici non se li caga nessuno. A Milano o condizionatore o ciccia.

Tutto ciò, naturalmente, perché soltanto 6 mesi fa il buon Facebook non ci aveva ancora propinato la novità dell’anno, Marketplace, un’app nella app che ci consentirà di vendere e comprare qualsiasi cosa direttamente all’interno di Facebook, prossimamente sui nostri schermi, ‘che l’Europa non funge bene da tester. Il meccanismo è semplice: scatta, posta e vendi. L’app geolocalizza le offerte più vicine a te e te le suggerisce. Insomma, il vecchio Mark Zuckerberg a Zalando gli sta a fare proprio le scarpe.

DONARE VESTITI, COPERTE E CUSCINI

A chi volete voi, al vicino di casa meno fortunato di noi, all’associazione del cuore, alla chiesa (no dai, alla chiesa no!). Io ho votato per l’associazione del cuore. A loro è andato ogni mio possedimento, a loro ho lasciato pure l’unico pezzo di cuore che avesse messo radici a Milano. E se un’associazione del cuore non l’avete cercatela, chiedete ‘che ve ne potrei suggerire decine oppure recatevi nel vostro Charity Shop di fiducia.

Ricordate però che l’associazione del cuore non è un bidone dell’immondizia e quindi non accetta indumenti stracciati, il piumone della trisavola in ciniglia ocra né tantomeno scatolette di tonno aperte! All’associazione del cuore si donano abiti e biancheria puliti e stirati, possibilmente anche disinfettati e senza buchi. Per i cibi ognuno fa  a modo suo ma giustamente si donano cibi integri e non scaduti, ‘nsia mai avveleniamo qualcuno!

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

L’ABC del trasloco eco-friendly! Aneddoto: quando siamo entrati nella casa milanese, il vecchio proprietario ci aveva lasciato dentro TUTTO. E se dico tutto intendo tutto. Tipo le sue mutande sporche nel cesto delle robe sporche. Dove avrei dovuto buttarle? I barattoli di salsa di pomodoro scaduta nel 2005. Dove si buttano i cibi scaduti e ammuffiti? Conclusione: per svuotare quella casa prima d’entrarci a vivere c’è voluta una settimana, di cui la metà a capire in quale secchio della differenziata buttare cosa. Non per altro, mi sentivo assai male a buttarvia tutto nell’indifferenziato. E poi, a Milano, la multa te la becchi subito se non differenzi bene. Dunque, bando alle scuse, ogni Comune ha la sua brava guida per fare la raccolta differenziata. Prendete e imparatene tutti. Sta così bene appiccicata sul frigorifero di casa!

IL RECUPERO DELLE FIBRE TESSILI

Un serie di brand e catene di abbigliamento fa questa cosa bellissima: la raccolta degli abiti vecchi, sdruciti o che non utilizzate più (escluse scarpe senza suola, biancheria intima della nonna e calzini col buco sull’alluce, per l’amore del cielo) di qualsiasi marca. I brand si impegnano a riciclare le fibre tessili rinnovandole e reimpiegandole per realizzare altri abiti. In cambio certi negozi vi regalano buoni da spendere nei punti vendita. Ad esempio:

  • OVS: ogni 3 pezzi un buono da 5 euro da spendere su una spesa minima di 40 euro. Che a Gennaio, quando ti serve il cappotto nuovo e ci sono pure i saldi, non fanno mica schifo.
  • H&M: idem, ogni 3 pezzi un buono da 5 euro da spendere su una spesa minima di 40 euro. H&M ha avviato  nel 2013 la sua campagna Rewear, Reuse e Recycle, le 3 fini ipotetiche di una maglietta vecchia. I risultati raggiunti sono davvero sorprendenti: quanta roba inutile acquistiamo ogni giorno?

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VENDERE ONLINE LE BICICLETTE

Viva Subito e Bakeca! Gli unici due siti seri su cui vendere una bici di terza mano. Lo ammetto, ci vuole del tempo, parecchio. Nell’attesa, l’ipotesi di un viaggio in treno con bici al seguito si è palesata ed è stato tremendo scoprire quante acrobazie avremmo dovuto fare per portacercela appresso a costo zero. Sì, perché Trenitalia è un’azienda green e alle vostre bici ci tiene un mondo, al punto da farvele trasportare gratis a patto che siano belle impacchettate come dice lei. La parte traumatica consiste appunto nell’impacchettamento, per non dire la filatura della sacca in cui impacchettare il tutto (perché a comprarla, la sacca, si fa prima a traslocare la bici pedalandola, talmente è costosa). Ma poi è arrivata la salvezza: due simpatiche bikers urbane giunte da Bakeca e Subito, sciocchine come me perché si sono comprate le due bici, una col pedale pazzo, l’altra senza freni, nonostante tutto. Grazie, siete state la mia salvezza.

VENDERE I LIBRI USATI

Ora, io non mi separo mai dai libri miei ma è accaduto che in raptus di follia mi sia iscritta per l’ennesima volta all’università e abbia anche acquistato i libri nuovi. Libri da 40 euro a botta, per dire. Poi, sempre in raptus, mi son detta che sti cazzi, non mi serve un altro inutile foglio di carta per fare il mestiere che voglio fare e allora ciao università. E i libri? Niente, i libri li ho letti e studiati, ma detto ciò era meglio restituire loro dignità piuttosto che lasciarli a marcire sul ripiano alto della libreria insieme a Kerouac. E quindi per vendere i testi universitari mi sono rivolta al sempre amato Il Libraccio, dove è possibile dar via i libri usati nei punti vendita portandosi appresso lo scatolone, oppure online verificando comodamente la vendibilità del libro, il prezzo scontato, la somma di denaro che il Il Libraccio vi restituirà e le modalità di spedizione tramite corriere alla sede centrale, spedizione assolutamente gratuita! Numero minimo di libri da spedire: 10. Il denaro si può anche convertire in buoni da spendere online. Love Libraccio, love.

DONARE I FARMACI

TUTTE le farmacie d’Italia sono dotate di bidoncino per la raccolta dei farmaci. SE la farmacia sotto casa non lo ha, allora è giunto il momento di tirare fuori il Jerry Polemica che cova dentro di voi e CHIEDERE di installare il bidoncino dentro cui potrete inserire i farmaci scaduti e/o i farmaci non scaduti a patto che la confezione sia integra. Che vuol dire: il blister contenente 15 pillole deve contenere 15 pillole e la carta argentata che conserva ogni pasticca non deve essere lesionata; la pomata col tappo sigillato, non aperta e arrotolata a mo’ di tubetto del dentifricio; lo sciroppo sì, ma la capsula deve fare click, altrimenti è aperto; le siringhe e le lenti a contatto anche, ma sigillatissimi e non scaduti! Che fine fa tutto ciò: i farmaci scaduti tornano alla casa farmaceutica, quelli riutilizzabili vengono distribuiti alle famiglie disagiate, giacché in Italia, la salute, non è uno dei punti cardine su cui si basa la Costituzione.

SCEGLIERE LA DITTA DI TRASLOCO

Nella mia breve esperienza da traslocatrice ho fatto più danni che tutto il resto, perché ho scomodato mezza Calabria e mezza Lombardia per trovare una ditta di traslochi onesta, che mi aiutasse a spostare decine di scatoloni, le biciclette e pure qualche mobile. All’inizio tutto sembra complicatissimo e impossibile. Anche dopo un paio di mesi tutto resta complicatissimo e impossibile. Finché non arriva come sempre San Google a salvarti. La soluzione è stata Macingo.com, una piattaforma dedicata a chi trasloca e ai traslocatori, nata per far incontrare domanda e offerta. Il meccanismo è assai semplice: iscrizione, richiesta dettagliata con numero preciso di pacchi, contenuto, dimensioni e peso, sedi di partenza e arrivo, ricezione delle offerte, scelta dell’offerta migliore, trattativa, appuntamento per il ritiro. Fatto. Un’esperienza positivissima con Macingo.com che si è conclusa con l’arrivo di tutto l’armamentario di casa McFriend sano e salvo a destinazione.

E fine. Per adesso almeno, ‘che di traslochi – per fortuna! – all’orizzonte non se ne vedono.

Illustrazioni Laurent Chehere, Flying Houses series

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