Cervello e condivisione di pensieri tumblr_mdujphtdtU1r5ak3ao1_400_large

Durante il weekend ho letto  un e-book curato da Wired.it. Si intitola iHappy ed è stato scritto da VfBVoices from the Blogs ossia i signori doctor Andrea Ceron, Luigi Curini e Stefano M. Iacus.

Che roba è? Avete presente il résumé che ogni anno a Capodanno, anzi per tutto il mese di dicembre, Facebook ci propina? Quella simpatica applicazione che raccoglie gli eventi salienti della vostra vita social in un libro virtuale? Ecco, il meccanismo è uguale!

SENTIMENT ANALYSIS: CHE COS’È E A COSA SERVE

Il libro in questione, infatti, già dal titolo si preannuncia come una delle tante belle idee di quei mattacchioni di Wired. Ma Wired questa volta c’entra di striscio. E poi è anche uno di quei manualetti easy sul social media marketing che ben si sposa con la poltronaggine da cui sono afflitta ogni santa domenica. Una volta c’erano le letture da ombrellone ed ora a casa mia vanno di moda le letture da domenica-pomeriggio-sul-divano. Fatto sta che il libro m’ha fatta un sacco sorridere e riflettere. Orsù, perché non condividere?

ihappy-free-ebook-wired

  • Di cosa parla: della felicità. Gli italiani sono felici? E quanto sono felici? E sono più felici al nord o al sud d’Italia? Ma la storia del Blue Monday è vera? E gli italiani sono meteoropatici? Io sì! Insomma, i signori doctor di cui sopra per concettualizzare le domande da cui lo studio ha avuto il La, pare a me che siano rifatti alla pubblicità della Sip: Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi? E non c’è mica niente di male eh.
  • A chi è rivolto: questo volumetto parla agli addetti ai lavori ma anche no. Infatti, io tanto addetta ai lavori non sono ma l’idea di sapere se sono felice oppure no in base a quanto tweetto e a cosa tweetto m’ha incuriosita e non poco! Ma esiste mica una applicazione che misura la felicità in estemporanea o in un certo arco temporale? Ebbene sì e si chiama… indovinate un po’? Ma iHappy, tonti! È un ebook gratis e vale per tutte le 110 province italiane (sì, sono 110, almeno per ora. E ditelo che avete imparato qualcosa oggi!). Io lo smartphone non ce l’ho, per principio, ma mi fido di voi e aspetto di sapere se e quanto siete iHappy voi altri!
  • Come funzica: il team di VfB ha determinato sulla base di una serie di dati che non sto qui a dirvi, l’indice iHappy, ovvero l’indice della felicità dell’italiano. Questo indice viene calcolato nel rispetto di alcune variabili: dinamiche (perché siamo tutti un po’ schizofrenici e cambiamo umore al soffiar del vento) e statiche (perché infondo infondo siamo italiani e dobbiamo mantener fede all’idea – de merd – che hanno di noi oltr’Alpe: troppo comodi per scomodarsi!).

ihappy app - l'applicazione gratis che misura la felicità su twitter per smartphone

E quindi? E quindi ci troviamo di fronte ad un caso di Sentiment Analysis. Ai tempi di Comte c’erano i sociologi, negli anni Ottanta si sentiva già odore di anglofonie con la Folk Psychology ed ora basta un hashtag per dire al mondo chi siamo. Ma per davvero? Pare di sì.

Al web raccontiamo tutto di noi e lo facciamo ingenuamente. Non tutti sanno quali e quanto potenti strumenti esistano in grado di spiare anche il pensiero. La SA è forse la teoria più sincera in grado di dirci qualcosa dei nostri comportamenti 2.0.

Come nella comunicazione verbale e face to face anche nel web scegliamo i campi semantici di nostro interesse, ne diventiamo fruitori e costruttori operando cesure: scegliamo termini (tag ed hashtag) appartenenti a tale o tal altro dominio semantico (tendenze, categorie, gruppi, likes) che meglio identifichino il nostro operato in rete (del resto siamo users!) e il nostro stato d’animo (sentiment). Il tutto per raccontare agli altri e a noi un pezzetto della nostra vita che altrimenti andrebbe perduto, perché virtuale. C’è una parte della nostra storia personale, infatti, che esiste solo in quella dimensione e ha bisogno di essere narrativizzata. La condizione affinché ciò accada è la pubblicità: i social ci insegnano a svendere pubblicamente anche l’intimità. Ma lo facciamo ingenuamente, quindi non fa male, pare.

come funzionano la comunicazione e l'ascolto attivo?

  • La conclusione: beh, non è un romanzo. Posso svelarvelo come finisce il libro, no? Lo studio dice che coi loro tweet nel 2012 gli italiani hanno dimostrato di essere stati felici, tutto sommato. Lo sono di più nelle bella stagione, meno quando fa freddo e manca il sole. Lo sono di più nelle regioni del centro nord, anche se la città più iHappy è Oristano (i sardi come i cinesi, ci fregano sempre!).

LA FELICITÀ AI TEMPI DEI SOCIAL NETWORK

Tra le meno felici non poteva che esserci una “città” (bestemmia!) calabra: Crotone. Ma và? Quando imbocchi la 106 ed entri a Kroton sembra di stare in un Far West ultramoderno (perché ci sono le pale eoliche in ogni dove). E guai a chi mi dice con snobbismo e patriottismo che in Calabria tutto è bellissimo e fantastico ‘che quelli di Wired e VfB c’han fatto su uno studio e quindi è tutto vero. #sapevatelo!

La mia bella Cosenza invece sta al 61esimo posto, però è la miglior posizione in regione! Mica male anche se secondo me un pochetto si sono sbagliati. La gioiezza di CusenZa è una cosa che voi umani non potete nemmeno immaginare.

C’è poi una conclusione che buh, non lo so, cioè… non mi convince ma mi fido lo stesso: la felicità non dipende dai soldi ma da eventi sociologicamente rilevanti. I punti felicità scendono in maniera direttamente proporzionale al salire dello spread, salgono di fronte alla nascita di un nuovo figlio. Insomma, io ne ho vista parecchia di gente infelice perché non ha soldi o meglio, perché non ha il pane e in Italia il pane si compra coi soldi. Non so.

Twitter ci dice anche che la felicità è un fenomeno transitorio ma prevedibile. Ad esempio: se il 25 dicembre siamo felici perché abbiamo la panza piena, quasi sicuramente anche il giorno dopo saremo felici per il famoso effetto della coda di cometa o felicità riflessa. Non perché ci interessi davvero qualcosa di Santo Stefano (26 dicembre).

E infine ora sappiamo che gli italiani sono felici a giorni alterni: lunedì, mercoledì e domenica no. Ti credo, il giorno dopo è lunedì! Martedì, giovedì e sabato sì, sono felicissimi! Secondo me il tasso alcolico conta parecchio. Io la butto lì, chissà.

Il tutto insomma ce lo dice Twitter e quei mattacchioni di Wired e dell’Università Statale di Milano, ‘che i padri dell’idea in verità sono alcune giovani promesse della ricerca italiana ed io per i miei trascorsi accademici non posso non prendere le loro parti. Dunque: spammate!

Questo libretto è davvero un sacco interessante e merita molti filosofeggiamenti perché lo so che ancora non ne avete le orecchie piene.

Intanto, se volete curiosare su VfB sappiate che esiste anche un blog su il Corriere della Sera tanto interessante dedicato alla Sentiment Analysis.

Se invece non c’avete capito una cippa e volete curiosare l’e-book lo trovate in free download qui.

Buona lettura e be iHappy 🙂

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