pollino calabria

Sono sempre stata un tipo da mare: da bambina nuotavo verso l’orizzonte e mi spingevo fin oltre la boa. Mamma urlava dalla spiaggia, nonna mi teneva d’occhio dalla terrazza di casa, scrutando l’azzurro attraverso le lenti del binocolo. Che fortuna avere una casa sulla spiaggia. Che fortuna!

Neanche a dirlo, ai tempi il mio cartone animato preferito era La Sirenetta, di cui non ho mai avuto la voce ma le pinne sì. Perché nuotavo tantissimo e non uscivo mai dall’acqua, almeno finché non iniziavo ad avere le dita da vecchiarella. O la pelle squamata come quella di una sirena.

Poi qualcosa è cambiato. Ho un buco nella memoria che occupa proprio quegli anni lì, in cui da pesce mi sono trasformata in pipistrello e al mare non ci sono andata più. La lontananza si è trasformata in paura e oggi il mare lo temo molto. Mi piace osservarlo durante l’inverno, ma non mi accoglie più come accadeva un tempo.

Cercavo di spiegare questo malessere ad un amico che invece pratica l’immersione. Lui mi ha dato una motivazione per questa paura, che parafrasando suona così: il blu fa paura perché ti lascia da solo con te stesso e immerso in un elemento che non è tuo, in cui i sensi sono come assopiti. Nasciamo esseri d’acqua, diventiamo esseri d’aria e terra. 

Secondo me ha ragione. In compenso comunque, con il tempo il pipistrello è diventato uno scoiattolo perché ha scoperto un nuovo amore: la montagna. Lo avevo intuito già a Milano, quando rientrando a casa vedevo le Alpi, immense, stagliarsi contro l’orizzonte in fondo al viale. Sembravano un enorme cartonato e invece no, quelle ombre nere e i bagliori bianchi della neve e del ghiaccio erano veri. Imponenti e silenziose.

ponte del diavolo civita

La scoperta è diventata consapevolezza in Calabria, dove i monti ci sono e sono anche alti, ma non sono le Alpi, chiaramente. È evidente però che Francesca Milione, mamma del destination blog I viaggi del Milione, deve aver sentito quest’ondata di energia vibrante e deve averla ascoltata in qualche modo, perché è così che ci siamo conosciute, proprio ai piedi del maestoso Pollino dove Francesca, insieme all’agenzia Miriam Tourha organizzato la seconda edizione del Cammino a Passo Lento lungo la pista ciclo-pedonale che collega Castrovillari a Morano Calabro, Cosenza.

 

IL CAMMINO A PASSO LENTO AI PIEDI DEL POLLINO

Un cammino a passo lento non è una passeggiata: per chi vive ogni giorno nel risucchio degli eventi, un cammino a passo lento è una forma di esercizio mentale attraverso cui riappropriarsi di se stessi, del proprio tempo e del proprio corpo. Camminare lentamente insegna ad ascoltare il battito del cuore, la velocità dei passi e la leggerezza – o la pesantezza – del respiro. Ascolti e impari, ascolti e impari, fino a che, passo lento dopo passo lento, non trovi il tuo ritmo, quello perduto.

Un cammino a passo lento è anche un modo per riappropriarsi dello spazio in cui si vive. Quanti di noi non conoscono le meraviglie che ci sono proprio dietro l’angolo di casa?

Io, ad esempio, rappresento entrambi questi casi, contemporaneamente. Un caso disperato praticamente. Grazie al cammino a passo lento ai piedi del Pollino, però, ho recuperato un pochino di consapevolezza e conosciuto un altro – splendido – angolo di Calabria.

 

LA PISTA CICLO PEDONALE CASTROVILLARI – MORANO CALABRO

Parte da Castrovillari e termina a Morano Calabro questa pista ciclabile e pedonale lunga quasi 14 km. Il percorso è stato ricavato lì dove un tempo sorgeva la linea ferroviaria Spezzano – Lagonegro che collegava i paesini dell’entroterra calabrese e lucano alle grandi linee ferroviarie nazionali, passando per il Vallo di Diana. Ogni 2 km infatti, si incontra un casello ferroviario che segna la distanza da Lagonegro. Alcuni di questi caselli oggi sono diventati abitazioni civili.

Ma andando a ritroso nel tempo si scoprirà che questa tratta ha svolto anche altre funzioni e lungo il percorso ci sono ancora diverse testimonianze degli usi che i viaggiatori ne hanno fatto nei secoli.

Ad esempio, questa pista un tempo era una via molto battuta dai pellegrini, in viaggio verso la chiesa del crocefisso di Capua. Lo testimoniano i resti di un dormitorio, i cui ruderi sono visibili a bordo pista e, per chi avrà voglia di sfidare l’erba alta, il graffito della Madonna nascosto in una delle decine di grotte che puntellano la zona. Risale a più di 1000 anni fa!

La stratificazione è abbastanza normale perché la tratta ferroviaria, prima ancora d’essere una via di pellegrinaggio verso Gerusalemme, la Spagna e Capua, era soprattutto un tratto dell’antica via Popilia Annia di epoca romana, risalente al 132 a. C., la stessa Via Popilia che a Cosenza gode ormai di una pessima fama e che passa anche nei paesi di Morano Calabro e Castrovillari, mantenendo inalterato il nome originario.

Ad epoche diverse appartengono anche le masserie che si incontrano lungo il cammino: alcune ormai decadenti, altre in fase di rinascita, grazie all’intervento degli eredi. Si tratta per lo più di case coloniali con una struttura architettonica tipica del Centro-Sud, molto diverse dalle cascine del Nord Italia o dalle masserie pugliesi.

Le masserie del Sud Italia, a differenza del resto del paese, sorgono sulle rovine delle antiche ville rustiche di epoca romana e prima ancora di quella greca, di cui conservano anche alcune caratteristiche strutturali, dove possibile. Ad esempio, il ninfeo, la vasca presente in molte ville dell’epoca. Soltanto in questa zona si trovano ben 40 ville rustiche romane: la più alta concentrazione in Calabria.

Gli edifici venivano costruiti là dove i Romani conquistavano i territori che poi davano in gestione ai veterani di guerra, sotto forma di latifondo. I frutti delle attività agricole praticate nei terreni limitrofi, venivano poi esportati e venduti ai paesi confinanti.

Nel 476 d.C. cade l’Impero Romano e arrivano i Barbari, che hanno accesso alla zona proprio attraverso le antiche vie romane. Castrovillari prende il nome di Castrum Villarum, l’accampamento degli abitanti del posto che cercano in tutti i modi di difendersi dall’invasione erigendo mura di cinta. La popolazione piano piano si spinge verso la cima della montagna spostando il centro urbano nella parte più arroccata del paese. Sorgono i primi borghi medievali.

È davvero emozionante percorrere a piedi questi pochi chilometri con il Pollino che svetta sulla tua testa. E anche un pochino inquietante, via. Senti di esser piccolo, ma davvero piccolo, di fronte a tanta magnificenza. Credo sia anche per questo che ho rivalutato la montagna: rappresenta la grandezza della natura, secondo me, una Natura in cui l’essere umano è ospite e di cui però si è fatto distruttore.

Proprio contro la mano umana e le catastrofi di cui è artefice, si è dovuta scontrare Francesca che ha voluto portare avanti per il secondo anno questa iniziativa di promozione del turismo lento, nonostante il vasto incendio che ha colpito gran parte del Parco del Pollino, nelle zone intorno alla pista.

parco nazionale pollino dopo incendi

 

IL PARCO NAZIONALE DEL POLLINO

Tra i 24 parchi naturalistici italiani, il Parco Nazionale del Pollino è uno dei 10 geoparchi più grandi e di sicuro il più grande in Calabria, seguito a ruota dai Monti dell’Orsomarso e dal più giovane Parco della Sila, nato soltanto nel 1968.

Il Parco del Pollino e quello della Sila, insieme ad alcuni parchi marini calabresi e non, rientrano da relativamente poco tempo tra le aree protette nazionali. L’Unione Europea, infatti, soltanto in tempi recenti ha stabilito che almeno il 10% di un territorio nazionale debba rientrare in questa categoria, Un tempo era soltanto il 3%, una cifra davvero bassa in una nazione come l’Italia, ricchissima di varietà faunistiche e paesaggistiche.

Per spiegare questa varietà, basti pensare che nel Parco del Pollino vive una specie di scoiattolo tipica dell’Appennino calabrese che si differenzia sia dallo scoiattolo rosso del Nord Italia sia dagli scoiattoli grigi americani. Come ci ha spiegato la professoressa Ruffolo, che ci ha guidati durante l’intero cammino, si tratta di un caso di endemismo territoriale, ovvero quel fenomeno per cui una specie vive esclusivamente in un certo territorio e presenta caratteristiche specie specifiche. Ecco, è il caso dello scoiattolo calabrese, dal mantello nero e il petto bianco!

Una curiosità: se lungo il cammino doveste trovare delle pigne rosicchiate, sappiate che saranno stati quasi certamente loro, gli scoiattoli calabresi 🙂

 

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI CASTROVILLARI

 

MORANO CALABRO

Se l’idea di percorrere la pista vi ha incuriosisti, lasciatevi consigliare il percorso che và da Castrovillari a Morano: partire da Castrovillari infatti, significa regalarsi l’emozionante scoperta di un paesello arroccato sulla montagna che nulla ha da invidiare alla bellezza primordiale di Matera.

Si tratta di Morano Calabro, un vero presepe ancora più suggestivo nelle ore che vanno dal tramonto all’alba, con le sue luci calde, i vicoli stretti, la nebbiolina che lentamente scelde dalla vetta del Pollino e avvolge ogni cosa.

Morano si sviluppa in verticale: sali, sali attraverso i vicoli e lentamente scopri angoli segreti del paese, come il Rione San Nicola, un quartiere variopinto che sta vivendo un momento di rinascita. Il merito è di un comitato spontaneo di cittadini che ha scelto di rimanere e di recuperare la storia e la tradizione locali.

Andando in giro per il Rione San Nicola, infatti, troverete frasi dipinte su porte e muri, nomi alternativi di strade e vie: tutto racconta gli anni orami andati, la collocazione delle botteghe d’un tempo, i mestieri antichi oggi abbandonati.

Tra uno scalpellino e un falegname si nasconde anche il Vicolo degli innamorati dove le piccole lanterne decorate a mano fanno da spettatori agli amori segreti consumati tra queste strette pareti, oggi come allora.

 

CIVITA

Se il fascino di Tropea, Pizzo, Scilla è di essere cittadine arroccate sul mare, quello di Civita così come di altri borghi calabresi, è quello di essere arroccati sulla montagna. Su un costone del Pollino, per l’esattezza, a strapiombo sul nulla cosmico.

Civita infatti, sorge proprio tra le rocce aride del massiccio e quasi si perde tra i colori della montagna: il giallo tenute delle case si confonde con quello della roccia, gli alberi con le sterpaglie che punteggiano il monte.

Imperdibili qui a Civita sono le Kase Kodra, le tipiche case con facciate simili a volti. Le finestre, le porte e anche i comignoli, su queste case, sono stati posizionati per disegnare un viso. I comignoli poi, hanno una funzione molto importante da queste parti: allontanare gli spiriti dalle Kase Kodra!

case kodra civita

Proprio a Civita infatti, si trova il Ponte del Diavolo, un ponte alto… sotto cui scorre il fiume Raganello all’interno del piccolo canyon delle Gole del Raganello, meta ambitissima dagli amanti degli sport estremi e anche dalle genti audaci che vogliono fare rafting sul Pollino.

Il ponte porta questo nome perché leggenda narra che fu fatto un patto con il diavolo per completarne la costruzione. Il primo che lo avesse attraversato sarebbe stato condannato: quella era l’anima destinata al diavolo. Accadde però che il primo a percorrere il ponte fu un cagnolino. Il diavolo infuriato per la presa in giro iniziò a colpire il ponte, lasciando impressi nella roccia dei segni ad oggi – pare – ancora visibili.

Alcune di queste e altre curiosità ce le ha raccontate Maria Rita Aloi, mamma del destination & travel blog Jamaluca, una compagna di viaggio speciale che ho avuto la gran fortuna di conoscere durante il cammino a passo lento. L’amore di Rita per la nostra Calabria è immenso e pieno di energia, un’energia buona e positiva che Rita sprigiona e infonde in tutto ciò che fa. Ascoltare i suoi racconti è stato bellissimo: quanta saggezza può custodire e tramandare una ragazza tanto giovane e appassionata?

SARACENA

La bellezza di un luogo è racchiusa nei suoi sapori, odori e colori. Non soltanto ma soprattutto. Io ad esempio, mi sono innamorata di Saracena perché mi sono innamorata delle Cantine Viola e dei loro vini.

Che io ami il vino più della birra è cosa nota dal lontano 1998 ma la scoperta dei vini dei fratelli Viola è qualcosa che non avrei mai potutto prevedere. Il merito in questo caso è di una delle due straordinarie compagne di viaggio con cui ho avuto il grande onore di percorrere il cammino: Giulia Cosenza, mamma del blog di cibo e cultura Il Calice di Ebe. Giulia, da barava sommelier e appassionata quale è, ha saputo consigliarmi il vino più buono del secolo (soltanto il Sangue di Giuda dell’Oltrepo Pavese aveva guadagnato un posto così alto nel mio cuore).   Il vino in questione è il dolcissimo, delizioso, caldo e confortevole Moscato Passito: malvasia e mosto dal profumo di arancia e albicocca.

Da queste parti tutto è poetico in maniera estrema, il vino è buono, le persone straordinariamente amabili,. La Calabria è una terra bellissima e sempre di più sono contenta di essere stata prima un pesce, poi un pipistrello e oggi uno scoiattolo grigio dell’Appennino Calabrese ^__^