the spleen orchestra

Natale Rock 2017 Edition: una sera a teatro con la Spleen Orchestra

A Milano vivevamo a 10 passi dal Carroponte, un luogo affascinante come solo l’architettura industriale sa essere.

Un bel dì al Carroponte suonava la Spleen Orchestra ma io, che ho la memoria del pesce rosso, non lo ricordo più il perché quella sera non andammo ad ascoltarli dal vivo. Fatto di cui oggi mi pento e mi dolgo assai MA! C’è un grande MA!

MA! Il buon Karma sa sempre come stupirmi e infatti quest’anno è accaduto che la Spleen Orchestra, dal freddo e dal gelo delle lande brianzole, sia SCESA a SUD per un tour caldo caldo, da Napoli a Catania, con tappa intermedia a Cosenza. A Cosenza, dove il popolo si offende perché sul palco del concerto di Capodanno salirà Skin, con tutti gli Skunk Anansie al seguito, e non l’ultimo sopravvissuto della stirpe dei neomelodici calabresi. Ma chi è questa Skin? Cosa vuole da noi cosentini? Ah, sicuro viene a rubarci il lavoro! (cit., purtroppo vera).

Signora mia, chi lo sa che cosa bolle in testa al popolo cosentino, io so soltanto una cosa: che l’Università della Calabria ha finalmente un teatro eccezionale e che questi pazzoidi della Spleen Orchestra ci hanno regalato due ore di vera magia del Natale. Un Natale rock, naturalmente!

 

Casa McFriend e il controverso rapporto con il teatro

Non ho un rapporto di vero amore con il teatro. Ma neanche di odio. Semplicemente non abbiamo un rapporto, punto.

Forse il motivo è da ricercarsi in quella volta in quinta elementare, quando a  Giugno si faceva la recita di fine anno e allora io ho dovuto interpretare il Verde, insieme ad altri 5 poveri cristi in calzamaglia colorata nei panni del Blu, il Rosso, il Giallo, il Nero e il Bianco. A parte la figura di merda di stare lì, mezza ignuda, di fronte a decine di persone – a parte questo, ma mica tanto a parte, sai? -, la cosa peggiore di quella prima volta su un palcoscenico è stato il Can Can. Il Can Can delle bambine belle, quelle che secondo la maestra erano dotate di grazie ed eleganza, non come noi altri babbani sudaticci e con l’acne, relegati in fondo allo spettacolo con una particina sfigata. Era una particina talmente sfigata che il Vento, con un soffio, ci faceva volar via, morti ammazzati in fondo alla valle. Una tragedia epica, altro che recita di fine anno.

O forse, più semplicemente, il mio controverso rapporto con il teatro è dovuto al fatto che certe opere e rappresentazioni non le capisco. A volte capitano occasioni memorabili però, in cui a teatro ci vado e ci capisco pure qualcosa! Tipo quella volta in cui i Dehors Audela hanno portato in scena la storia di Claude Cahun e quella sera Milano non m’è mai sembrata tanto Casa.

Per qualche assurda congiunzione astrale, questa specie di ritorno al teatro accade spesso nel periodo natalizio. Una casualità, a dire il vero, che negli anni sta diventando una specie di rituale: vedo più spettacoli teatrali a Dicembre che nel resto dell’anno. Tipo quelli che aspettano Natale per andare al cinema per i cartoni animati (non oso dire per i cinepanettoni), anche se questo paragone non regge col teatro.

Va bene, conclusione: siamo andati a vedere la Spleen Orchestra al Teatro Auditorium dell’UniCal. In quarta fila perché siamo cecati e sordi. Vestiti normali perché non avevamo capito di poterci sedere tra il pubblico nelle vesti di Jack e Sally. Altrimenti l’avremmo fatto, tsè!

Facciamo outing: anche un po’ puzzolenti di fritto, reduci dalle abbuffate di cuddurieddri dell’8 Dicembre.

Eppure, eppure, è stata una serata memorabile!

 

TIM BURTON A TEATRO

Alcuni anni fa, La Feltrinelli ha pubblicato la biografia di Tim Burton – Burton racconta Burton-, ormai quasi tutti i manuali seri di cinematografia citano il suo nome (pure il Morandini, naturalmente), e tra poco sono sicura che uscirà fuori un film in cui Robert Smith interpreterà il buon Tim. Regia di Johnny Deep, naturalmente.

Questo gran parlare che si fa intorno a Tim Burton mi fa sorridere perché succede sempre questa cosa antipatica, per cui uno diventa famoso con la sua opera più merdosa. Tipo Alice in Wonderland, che proprio non se lo meritava di esistere, secondo me. Tuttavia questo brutto film lo ha reso ancor più noto anche agli occhi dei più scettici. La gente invece si dimentica i primi capolavori: Taron e la pentola magica, Red & Toby nemiciamiciBatman e Vincent, cavoli. Vincent!

Tra libri, film e biografie resta però il fatto che l’accoppiata Tim Burton e il teatro mi sembra super vincente! Soprattutto con il teatro barocco, pieno di fronzoli e dettagli Rococò: se non avesse fatto il regista, nella vita, di sicuro, Sir Tim avrebbe fatto l’Edgar Allan Poe sul palcoscenico. O Robert Smith nei Cure.

Per fortuna i fantastici 7 della Spleen Orchestra sono genti fantastiche, appunto, e hanno citato pure Batman!!! E non solo.

In ordine sparso di memoria, ecco cosa dovreste aspettarvi da un loro spettacolo anche se – consiglio spassionato – la cosa più corretta da fare sarebbe andar lì senza pregiudizio alcuno: ripassate tutte le colonne sonore e preparatevi a cantare a squarciagola (sì, S Q U A R C I A  – G  O L A, perché stiamo pur sempre parlando di Tim Burton e del suo mondo nero, quindi la parola SQUARCIAGOLA mai fu più azzeccata).

spleen orchestra paolo agrati
Paolo Agrati – intermezzi e voce

 

spleen orchestra willy wonka
Charlie e la fabbrica di cioccolato

 

spleen orchestra nightmare before christmas
Nightmare before Christmas

 

spleen orchestra jack e sally
Nightmare Before Christmas – Jack e Sally

Oltre a: Big Eyes, Batman, Edward Mani di Forbice, ALice in Wonderland, Beetlejuice, Mars Attack, La sposa cadavere, Dark Shadows.

Costumi e trucco di Chiara Turati, Alessandra Marina e Giada Gilardoni.

 

CHI DIAMINE SI NASCONDE DIETRO IL CERONE DELLA SPLEEN ORCHESTRA

La mente malefica che si nasconde dietro al progetto è quella di Silvano Spleen: era una notte buia e tempestosa dell’Anno Domini 2009 e il buon Silvano stava giocando con i suoi pupazzetti voodoo quando esclamò: Oh, buon Belzeblù! Perché non fondare un circo freak che porti in scena tutti i film della mia infanzia? 

In Brianza – landa di nebbia sterminata che manco Avalon – ci si annoia parecchio e solo la musica può spezzare il silenzio della nebbia, così Silvano si disse anche che Ehi! Sai che con questa nebbia ci sta proprio ascoltare le colonne sonore di Danny Elfman? 

Dall’unione di queste due geniali idee nasce The Spleen Orchestra – Tim Burton Show che oggi non è più, semplicemente, uno spettacolo teatrale né un circo messo su per far ridere il pubblico, ma una specie di calderone artistico in divenire, in cui la poesia dell’immaginario di Tim Burton viene raccontata sul palcoscenico attraverso le immagini, i suoni e i colori che proprio lui ha inventato.

Il linguaggio di Tim Burton è assai affascinante: ci sono i mostri della mente, c’è il labirinto delle paure e c’è pure la grande luce dell’immaginazione che sa portarti lontano. A me dispiace sempre tantissimo quando alle sue opere si appiccicano etichette sterili, perché come ogni artista, anche lui fa dell’arte un mezzo per raccontare il proprio mondo. Se oggi sia diventato un business o meno io non lo so, però ogni volta che guardo Edward Mani di forbice mi emoziono profondamente e voglio continuare a pensare che pure lui continui a emozionarsi ogni volta che partorisce una nuova opera.

Ai ragazzi della Spleen Orchestra va anche questo grande merito: di aver interpretato senza alterare e di aver colto la magia del Natale di noi altri, quelli del fronte agnostico.

 


Insieme a Silvano sono saliti sul palco:

  • Paolo Agrati, la voce più profonda e tenebrosa dell’universo tutto;
  • Moreno “Sguangia” Teriaca, che ha i capelli più belli dei miei ma se lo può permettere giacché ha interpretato Willy Wonka;
  • Emily Van Dark, ovvero la donna che potrebbe essere la front woman di Nightwish, Within Temptation o The Gathering e invece no! Ce l’abbiamo noi, in Italia, è bravissima e bellissima e il mondo deve saperlo;
  • Carlo “Fota” Fontana, che con Silvano si è smazzato la parte sporca del lavoro: fare burdello! E c’è riuscito molto, molto bene!
  • Simone Pirovano, ribattezzato The Snake, perché credo che ai bassisti accada una specie di metamorfosi sul palco: si trasformano tutti in Piero Pelù e iniziano a muoversi in maniera sinuosa, come un serpente. I bassisti, tra l’altro, sono l’anima profonda di un gruppo, insieme alla batteria, e io ai bassisti voglio un gran bene.
  • Beppe Gagliardi, la sorpresa della serata! Voi lo sapete no, che la mia merdosissima città d’origine ha un solo pregio? Cioè quello di sfornare batteristi WOW, anche grazie al sapiente Massimo Russo!? Ebbene, Beppe è uno di loro! Ciao Beppe, ti vogliamo bene!
  • Jan Imbesi, un uomo venuto dal passato che mi ha ricordato una cosa fondamentale: la musica è amore e quando uno suona, intorno a lui c’è il silenzio.

spleen orchestra unical cosenza

Grazie amici <3

Di' la tua!