libri-in-valigia-estate-2015

Nei lunghi anni di vagabondaggio su e giù per l’Italia, a destra e a manca delle Alpi Cozie, ho appreso e acquisito la sacra arte del bagaglio leggero, imparando che si può viaggiare comodi e felici pure con uno zainetto in spalla e che in verità non ho davvero bisogno della felpa per le sere d’estate un po’ più fresche. Sere d’estate fresche, in Calabria, non se ne vedono dal lontano 1997. Vuoi che grandini proprio quest’anno? Io dico di no.

Per rimarcare il concetto, ho finalmente acquistato lo zaino da trekking da 40 litri, nonostante di fare trekking non ci sia l’intenzione neanche all’orizzonte e insomma, vero è che viaggiare leggeri si può, ma siccome i libri in valigia, quelli, non possono mancare, avere uno zaino capiente come un baule della nonna diventa fondamentale. Decathlon, grazie ma grazie davvero per i tuoi saldi di fine stagione.

Giacché s’è fatto agosto e non ho ancora ammorbato il glorioso pubblico di VirginiaMcFriend con la lista dei libri in valigia per questa estate, urge riparo immediato e tant’è, ecco a voi, sperando possiate trovare tra questi titoli niente affatto coerenti tra loro, una copertina intrigante, un titolo che vi ispiri al componimento poetico o semplicemente un mattonazzo per far stare fermo il tavolo di plastica sul balcone mentre giocate a scala quaranta con la nonna. Ma iniziamo dai doveperché?

 

PERCHÉ TRENITALIA CONCILIA LA LETTURA

Quest’estate un decimo delle ferie le trascorrerò su un treno interregionale diretto a Sud, in tappe alternate ma sempre più a Sud. Per quante ne dica sulla scarsa usabilità del sito Trenitalia coi sui bug ed erroracci informatici (parola di San Jack, smanettone di casa VMF), Trenitalia è e resterà per sempre la mia azienda prediletta per far su e giù per l’Italia, perché non so a voi, ma a me quei treni lì, puzzolenti, sporchi, coi pidocchi e le foto sbiadite della Lucania, in cui ancora passa il tizio del giornale e poi a Benevento sale quello con la bagnarola piena di acqua-fresca-birra-caffè-panini-pomidori-alicifrescheeee, mi fanno sentire a Casa. Tuttavia, la cosa che amo di più dei treni è leggere in treno. E infatti tra i libri in valigia c’è una specie di micro categoria, più mentale che fisica, di “libri in valigia da treno”. Sono libri da 100 pagine, forse qualcuna in più, storie scritte di fretta o che semplicemente a me trasmettono un senso di fuggi-fuggi generico, storie leggere che entrano nella mia testa e poi vanno via così come c’erano entrate. I personaggi li abbandono strada facendo, dietro al finestrino del treno, li saluto e li ringrazio per avermi tenuto compagnia fin lì, proprio come faccio con quelli che incontro tra un vagone e l’altro. Persone di cui adoro ascoltare le storie e che non incontrerò mai più. La poesia dei viaggi in treno è questa. A me piacciono i treni e le stazioni. Starei lì ore a osservare i passanti e a riscrivere le loro vite. Madre sostiene sia perché avevo un trisavolo ferroviere. Che ne so.

Ad ogni modo, tra i libri in valigia da leggere in treno c’è Il giovane Holden, o supperggiùdilàdiqua. Ecco, questo libro ho iniziato a leggerlo con grandi speranze prima delle ferie durante la torrida estate milanese, ma non vedo già l’ora di buttarlo via dal finestrino, ‘che il protagonista è uno di quei ragazzetti che potrei incontrare per davvero in cabina, di quelli col pollice opponibile in cancrena sul touch dello smartphone che STA ANDANDO DALLA NONNA A BARI (a che fare a Bari? Che c’è a Bari? Forse volevi dire Bali??), e dio mio spero lì resti per sempre incastrato nell’oscurità delle grotte di Castellana. Senza Smartphone.

Holden ha la spocchia ma a tratti fa sorridere. Siccome la curiosità attanaglia i miei sonni non vedo l’ora di scoprire dove cotanta spocchia porterà e soprattutto di capire il perché di tanta gloria per questo libro, ad esso è dedicata la tasca superiore ed esterna dello zaino da trekking, pronto all’uso e al lancio fuori dal treno.

L’altro libro che salta con me sul treno è il 2° volume della saga dei giganti, pur se i cari ragazzi della Panini hanno ben pensato di pubblicare in Italia anche la graphic novel in 4 (?) volumi dei romanzi di Attack on Titan. Il mondo non era già abbastanza pieno di inutilità? I nerd non erano già abbastanza abbruttiti dall’ultimo Terminator 5? No. Ci voleva proprio questo pippone enorme che non si capisce da dove inizia e dove finirà. Ebbene, temo d’essere diventata un po’ nerd anche io.

 

LIBRI BELLI PER L’ESTATE

Quando finalmente le mie ciabatte avranno posato piede su spiaggia calabra allora, ebbra di gioia, sole e trallallà, potrò finalmente aprire in ordine puramente casuale questi libri belli:

  • Il viaggio di Vittorio, di Egidia Beretta: c’è solo un modo per far sì che chi non c’è più continui a vivere e questo modo è raccontare la sua storia. Se poi la sua storia è la storia di un popolo, di una guerra infinita, di pregiudizi antichi ma sempre troppo attuali, allora quella storia diventa anche la tua storia e quella del tuo presente. E ignorarla significherebbe non darsi altre possibilità al di là della quotidianità.
  • Per dieci Minuti, di Chiara Gamberale: ogni giorno per dieci minuti Chiara decide di fare una cosa nuova. Un libro in cui spero di trovare uno spunto per colorare l’anno che verrà e viverlo meglio, ‘che a volte avere un lavoro significa anche non avere tempo per dedicare dieci minuti a se stessi e agli altri.
  • Danza delle ombre felici, di Alice Munro: decido di iniziare a conoscere la Munro, Premio Nobel per la Letteratura nel 2013, dalla sua raccolta di racconti più nota, alla scoperta della poesia delle piccole cose. Da leggere in ordine rigorosamente casuale abbruttiti sul divano alle 3 del pomeriggio, nella penombra di una casa addormentata.
  • L’incontro, di Michela Murgia: dopo aver letto e amato Accabadora di un amore poetico come solo quello che La Chimera di Vassalli è stato in grado di regalarmi, ho deciso di concedermi la lettura di un libro all’anno della Murgia e, più poi che prima, di scoprire la Sardegna che racconta, percorrendola dall’alto in basso in bicicletta. Come la Puglia, la Sardegna per me è una terra avvolta da un alone mistico. La conosco soltanto attraverso i racconti di chi l’ha vissuta durante l’estate e quei racconti, di terre incontaminate e acque trasparenti, mi sembrano limitativi per descrivere una terra che invece io immagino vivere una quotidianità ancora profondamente legata a radici antichissime. Leggere Michela Murgia per me significa ritrovare quelle radici e sentirle mie anche se io, la Sardegna, non l’ho mai neanche vista col binocolo dalla costa tirrenica della Calabria.

Orbene, i vostri di libri in valigia?

  • Valentina Chiefa

    Alice Munro…ti piacerà. Come sempre mi fai riflettere e sorridere. Ricordare e pensare…. Grazie per gli spunti. Io, oltre ad altri racconti della Munro (sto in fissa per lei da.un annetto), dopo aver rivisto “La mia Africa”, sono dentro il libro. Bellissimo. Sembra davvero che lei (la Blixen) ti sussurri nell’orecchio una storia. Una scrittura magica. E naturalmente, giusto per non togliermi la pesantezza di dosso, devo scegliere tra un Mann, un Cortazar e uno Svevo. Non ho ancora deciso. Grazieeeeeeeeeee. Prenderò anche qualcuno dei tuoi!E forse la pesantezza la sposto all’autunno. Un abbraccio-.v.

    • Vale, leggo solo oggi! Accidenti!
      La sto ancora leggendo, forse perché non riesco a separarmene.
      Questa maledetta, mi sta facendo fare le peggiori figuracce mentre sono in metro tra una risata isterica e la voglia di scaraventare via il libro. Scrive così bene che…boh, potrebbero darle un Nobel per la Letteratura, che ne dici? La candidiamo? 😛 😛
      Alla fine, cosa hai portato con te?
      Io voto sempre per la leggerezza calviniana, ‘che per appesantirsi c’è l’inverno.
      Ma Svevo beh, lui non ha stagione 🙂

      • Valentina Chiefa

        Fede, sì. Candidiamola, per diamine. Come fa, come faaa??!! Io la trovo straordinaria, davvero, incredibilmente originale per le atmosfere e la scrittura, così chiara e semplice eppure così capace di evocare complicati luoghi nascosti del non-detto. Candidiamola. 😛
        Alla fine cosa ho portato con me: La coscienza di Zeno. Maledizione. Mi ci sono infilata un po’ per colpa del treno, un po’ per colpa delle paranoie di settembre. Lo leggo piano, pianissimo (bisogna stare attenti qua. I fili del cervello già sconnessi si bruciano? Sì. Mannagghi’ a Svevo). Ma poi, sto infilata pure nella scoperta di Mauro Covacich. Sto con “Prima di sparire”. Nostro collega di laurea, Fede. Bravissimo porca miseria. Te lo consiglio. Poi quando ho finito tutta sta solfazza di roba, riprendo gli abbandonati (cortazar) e compro il tuo “per dieci minuti”. Me lo devo. Ti abbraccio assai. Anzi, assaissimo. Aspetto il tuo prossimo post.

        • Che bello, speravo leggessi Zeno! Io l’ho letto poco alla volta, passeggiando su e giù per i canali di Parigi, quando la nostalgia mi assaliva e avevo voglia di sentirmi a casa. Sei mesi, mi ha fatto compagnia, o forse io a lui. E’ stato come guardarsi dentro certe volte.
          Mauro Covacich non lo conosco ma mi fido di te e dunque presto entrerà in casa McFriend. Un abbraccione Vale, anche io aspetto le tue nuove storie 🙂

  • La Murgia è anche una brava saggista, Ave Mary è illuminante.
    L’incontro l’ho trovato più puntuale rispetto al suo romanzo d’esordio.

    • Davvero? Ma sai che sono una ignorante e la sto conoscendo solo adesso? Grazie per il consiglio, lo leggerò di sicuro e ti farò sapere 🙂