Libri belli: la famiglia Karnowski

Posso dirlo che non leggevo un libro bello dal lontano 2010, anno in cui ho letto il mio primo McEwan? Posso dirlo? L’ho detto.

La Famiglia Karnowski, in effetti, è proprio uno di quei libri belli da cui non mi separerò mai più – furti, incendi e calamità naturali permettendo – perché è pure uno di quei libri che la mia memoria da pesce rosso sarà in grado di trattenere ancora e ancora per lungo tempo.

Le ragioni sono molteplici ma una sopra tutte è la seguente: questa è la storia di un antefatto a uno degli eventi storici per eccellenza, su cui la letteratura e la critica si sono assai dilungate – nel bene e nel male – e di cui spesso si fa un gran parlare a senso unico: la Shoa.

La Famiglia Karnowski racconta con sguardo disincantato tutto ciò che è avvenuto PRIMA nella comune vita di una comunissima famiglia ebrea del Novecento, in cui lo spettro del nazismo si insinua gradualmente in maniera spaventosa ma quasi storicamente giustificabile, o almeno comprensibile, perché il primo nazismo parla ai giovani e e al loro sguardo vacuo sul mondo, complice quel vuoto cosmico che la prima guerra mondiale si era lasciata dietro.

Hai paura del buio? Non temere, ti insegno ad essere più nero e pauroso!

adolfo serra Cuando Hitler robó el conejo rosa
Adolfo Serra – Copertina per “Cuando Hitler robó el conejo rosa”

LA FAMIGLIA KARNOWSKI NON È UN ROMANZO STORICO

Questa è una novità, nel senso che secondo me è proprio un modo nuovo – ai miei occhi, per lo meno – di raccontare fatti storici intrisi di sangue e disperazione a cui, col tempo, ci siamo abituati. Un pochino quel che accade oggi: siamo rimasti attoniti di fronte allo schermo della tv, dopo Charlie Hebdo. Poi lo sgomento è diventato rabbia nella lunga notte dell’attacco al Bataclan e infine muta rassegnazione di fronte agli attentati che ogni giorno sporcano le strade del mondo, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Oggi non sventoliamo più bandiere reali o virtuali: c’è stato un nuovo attacco rivendicato dall’Isis? Cambiamo canale, ormai la storia è sempre la stessa.

Forse un libro – come l’arte in generale – ha anche il delicato compito di dissacrare certi temi, certi punti fermi della memoria collettiva, privandoli di quell’alone di sacralità da cui sono stati circondati, e di restituirli così a una dimensione più umana, soltanto per renderceli meglio comprensibili.

Forse un libro, come l’arte in generale, ha il compito di risvegliarci dal torpore in cui gli eventi ci gettano. Noi non ce ne rendiamo conto il più delle volte, ma succede.

La Famiglia Karnowski quindi, non è un romanzo storico ma è una saga famigliare a cui la storia fa da sfondo, tutt’altro che muto.

Adolfo Serra illustration familia
Adolfo Serra – Familia

 

Questa infatti è la storia di tre generazioni che si rincorrono e per lungo tempo non si incontrano. Anzi, si scontrano il più delle volte. 

Come ogni buon romanzo corale che si rispetti, alla saga famigliare si affianca la saga umana e così i 3 protagonisti David, Georg e Jegor –  diventano dieci, venti, cinquanta personaggi, tra comparse e personaggi fantasma.

Io, che raramente mi affeziono a un personaggio, quando lo faccio lo faccio male e finisco sempre con l’innamorarmi di personaggi piccoli piccoli, di quelli che stanno rincattucciati in un angolo ma chissà perché sono stati dipinti tanto bene da rendermeli così vicini.

Come era accaduto per Cent’anni di Solitudine, in cui mi ero innamorata del personaggio di Amaranta – 10 pagine e via -, anche in questo caso mi sono innamorata di una donna pavida, coi capelli rossi e il cuore fiero, l’antagonista femminile di Georg e di tutti gli uomini di questa storia.

E sempre da buon romanzo corale, questo libro racconta non tanto dei fatti storici ma dei fatti interiori: la nascita di un sentimento, la nascita di un ideale o anche la loro morte. Racconta un subbuglio di moti dell’animo che da individuali si fanno pian piano collettivi.

 


adolfo serra_ un disfraz equivocado

Mi sono chiesta spesso come sia potuto succedere che un singolo individuo influenzasse a tal punto un’intera popolazione. Come è possibile che la volontà di uno sia più forte della volontà di molti? In questo libro ho trovato una specie di risposta a tanta follia.

 

Chi era lo scrittore Israel Joshua Singer

Nato in Polonia e trasferitosi a New York prima del fratello Isaac Bashevis – autore de La famiglia Moskat – Israel Joshua Singer è stato principalmente un giornalista e direttore responsabile di testate polacche, oltre che uno dei rari scrittori in lingua Yiddish del suo tempo e uno studioso di filosofia ed ermeneutica. Georg è di sicuro il personaggio che racconta meglio questa personalità.

La famiglia Karnowski fu pubblicato per la prima volta nel 1943 proprio in lingua Yiddish. L’anno seguente, Israel Joshua Singer morì d’infarto, risparmiandosi così le tragedie degli anni a venire, a soli 50 anni. Alcuni anni dopo il fratello Isaac vincerà il premio Nobel, diventando così molto noto, più del fratello morto.

Forse è questo il motivo per cui le opere di Israel raggiunsero tardi al successo. La famiglia Karnowski ad esempio, arriverà in libreria soltanto nel 2013, grazie alla casa editrice Adelphi, ben 70 anni dopo la prima copia! Prima di Adelphi, Longanesi aveva iniziato a pubblicare Israel J. Singer negli anni Settanta ma subito i suoi libri andarono fuori catalogo. Un vero peccato perché di fianco a Levi, sarebbe davvero belle far leggere anche questo testo a un adolescente. Oggi le sue opere sono pubblicate in Italia da Adelphi e Bollati Boringhieri.

 

Illustrazioni di Adolfo Serra

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