Libri belli: Cedi la strada agli alberi, Franco Arminio

C’è un reparto delle librerie in cui non riesco a stazionare più di 10 minuti ed è quello dedicato alla poesia.

Credo che questa specie di malattia sia un effetto collaterale permanente delle scuole elementari, quando ci facevano imparare a memoria il 5 Maggio di Manzoni. Lo ricordo ancora, il 5 Maggio. Una rima appresso all’altra, potrei recitare la morte di Napoleone Bonaparte come se l’avessi vista con questi occhi.

A Natale, però, è successo che il reparto poesia della Mondadori di Vibo Valentia arrivasse sotto l’albero di Natale, complice la mia zietta del cuore, che mi conosce assai bene, talmente tanto da riuscire a reperire quello che sarà, con tutta probabilità, l’unico libro di poesie che riuscirò mai a leggere da cima a fondo in questa vita.

Il libro in questione si intitola Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra di Franco Arminio, un piccolo capolavoro édito da Chiarelettere nel 2017 che ho letto e riletto, sottolineato e scarabocchiato, talmente belle sono state le immagini che mi ha regalato e talmente tanto ho sentito mio quell’amore per il Sud che, ormai due anni fa, mi ha fatta tornare a casa.

 

Frammenti di ordinaria poesia

Io ve le voglio proporre così: ho scelte tre brevi poesie di poche righe, che raccontano di un amore lontano per la terra, a cui ho associato delle immagini mentali e reali della mia terra. Così, le tre poesie che ho scelto, sono accompagnate da tre immagini di una Calabria bellissima, fotografie di luoghi reali, posti fiabeschi che esistono davvero e che io stessa, per molto tempo, ho ignorato.

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Un gran pregio che ha Arminio, infatti, è quello di usare in maniera commovente il potere evocativo della parola. Quando leggo una storia ben scritta, significa che l’autore è stato in grado di accompagnarmi lettera dopo lettera all’interno della scena, facendomela vivere ed esperire come fossi lì, come fossi io stessa parte della scena.

La difficoltà della poesia, in questo senso, è maggiore: come può un poeta, in pochissime battute, accompagnarti attraverso il proprio mondo interiore, fatto di parole bisbligliate, ricordi sbiaditi, sensazioni volatili?

A differenza del romanzo, la poesia non è semplicemente un racconto di fatti, reali o inventati, ma è il racconto di tutti quei moti dell’animo che portano al racconto stesso.

Quanta filosofia per dire che Franco Arminio c’è riuscito! È riuscito a farmi leggere da cima a fondo un libro di poesie, genti! Ogni sillaba mi ha catapultata in questi posti, i luoghi della mia terra che in qualche modo, ancestrale, è anche la sua terra. Perché la terra è un possesso condiviso con i nostri compari umani e quindi, non è di nessuno perché è di tutti 🙂

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Poesia in 4 atti

Le poesie sono raggruppate in 4 “capitoli” tematici.

Il primo si intitola L’entroterra degli occhi e raccoglie i versi dedicati alla terra, raccontata da Arminio con il suo sguardo libero sul paesaggio, quello degli occhi senza barriere.

La terra raccontata è quella del Sud, un Sud a tratti imprecisato, che piano piano inizia ad assumere fattezze concrete e quindi a diventare un luogo reale fino ad esclamare Ehi! Ma io qui ci sono stato. Invece no, non ci ero stata. Soltanto che i paesaggi a Sud si somigliano, in alcuni casi.

Il secondo atto si intitola Brevità dell’amore, e contiene i versi dedicati all’amore vissuto come un sentimento passionale e profondo, quello che brucia e corrode il corpo, per poi lasciarlo spento e senza fiato. Mi sembra un bel modo di raccontare l’amore, nel suo senso più viscerale, la parte istintuale di un sentimento che non è fatto di sole parole, come la scienza insegna.

Il terzo atto è Poeta con famiglia e racchiude i versi dedicati alla madre e al padre, ai figli e a se stesso, a tutti quei ritratti in seppia incorniciati su un vecchio comò di rovere ma anche a tutte quelle fotografie fugaci scattate nel tempo, che hanno segnato la storia di una famiglia.

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Infine, un capitolo che ho tanto apprezzato: La poesia al tempo della Rete. Faccio il lavoro che faccio e spesso non lo apprezzo. Anzi, diciamoci la verità, se potessi mi dedicherei al capitolo uno di questo libro: la terra.  

Il mio è un lavoro triste, se osservato bene: ci priva di concretezza ogni giorno e chi fa il mio mesistere contribuisce a privare anche gli altri di un pezzetto di vita vera – quella della terra, della famiglia e dell’amore – attraverso strumenti completamente virtuali, non tangibili. Il mio mestiere, pare assurdo ma è così, non esiste. Nonostante ciò continuo a praticarlo, perché è l’unico modo in cui sono riuscita a continuare a fare quello che ho sempre fatto: scrivere.

La scrittura, oggi, non è più uno strumento di cura o di perdono, né uno strumento di evasione, ma soltanto uno strumento per lanciare un segnale di avvistamento in un mondo in cui tutti lanciano segnali di avvistamento, e siamo tutti così impegnati in questa attività da non riuscire a cogliere il segnale dell’altro. Arminio lo dice meglio di me, senza dubbio.

 

Franco Arminio, il paesologo

Classe 1960, campano della provincia di Avellino, Franco Arminio è un giornalista, documentarista e paesologo, cioè un uomo attento al paesaggio immobile, quello dei paesi dell’entroterra meridionale ad esempio, in cui tutto pare rimasto fermo ai primi del Novecento, in cui niente cambia forma mentre intorno ogni cosa evolve.

La paesologia è una forma di attenzione. È uno sguardo lento, dilatato, verso queste creature che per secoli sono rimaste identiche a se stesse e ora sono in fuga dalla loro forma.
Franco Arminio
Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia
2008

Di comuni bellissimi come questi, in Calabria, ne abbiamo centinaia e di uno, negli ultimi anni, mi sono tanto innamorata: incucuzzato sul Pollino, si affaccia sul Dolcedorme, si chiama San Lorenzo Bellizzi e lì il paesaggio naturale e umano sono un’unica cosa, uno spettacolo per gli occhi e per il cuore che non so raccontare a parole.

Franco Arminio anima il blog Comunità Provvisorie, un luogo virtuale in cui leggere storie di Sud e di paesaggi a Sud. Lo trovate lì, su Il Fatto Quotidiano e in libreria, naturalmente.

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