senza dimora milano

Alcuni anni fa Milano mi ha offerto una possibilità e l’ho colta. Come tutte le cose belle della mia vita è arrivata all’improvviso, un fuori programma che, sempre come tutte le cose belle della mia vita, non ho potuto fare a meno di seguire. In poco tempo quella possibilità è diventata anche un sogno grande e quindi mi sono trovata ad inseguirlo, perché come tutte le cose belle della mia e mi auguro pure della vostra vita, inseguire un sogno è ciò che mi rende viva e felice.

Il perché: perché c’è un solo posto in cui mi sento a casa qui dove casa non è e c’è un solo posto in cui ho imparato più di quanto potrò mai imparare altrove, dentro un ufficio, un’aula o chissà dove. E quel posto è la strada, un posto che centinaia di persone a Milano e nel mondo chiamano casa, un posto che il primo giorno era fatto di volti senza nome ed oggi sono amici, passati dimenticati e storie da raccontare.

Skid Row project – Homeless photographed by Skid ROw in Los Angeles.

GUIDA DI SOPRAVVIVENZA ALLA STRADA

Voi, ad esempio, se doveste dormire una notte all’addiaccio, dove piazzereste il vostro cartone? Io questa domanda non me l’ero mai posta prima di conoscere Ambrogio. Lui ha 60 anni, è nato a Milano e a Milano vuol morire. Me lo dice nel suo accento lombardo doc ed io prima d’ora non ho mai conosciuto un lombardo doc. Scrive poesie, poesie belle sulla vita di strada che meriterebbero d’essere lette da tutti voi più di certa merda letteraria sapientemente venduta dai maestri del marketing editoriale.

Voi quindi, dove lo piazzereste ‘sto cartone? Sotto un portico? Su una grata dell’impianto di areazione della metro? Il posto più “giusto” sapete qual è invece? Sotto la vetrina di un negozio di vestiti, di quelli belli, di quelli firmati che costano quanto il vostro intero guardaroba perché lì, mi ha spiegato Ambrogio, la gente non fa fare la pipì ai cani, non ci butta le cartacce, perché quello è un posto chic e sarebbe un peccato rovinarlo. E sul quel pavimento signori miei, state ben certi che potreste pure pranzarci perché di notte in notte resta pulito.

GLI AMICI DELLA STRADA

Un’altra verità che la strada mi ha insegnato, infatti, è che chi dorme in una casa di cartone non ha niente per sé ma ha molto rispetto per le cose altrui. R. viene dalla Romania e quando un giorno ho fatto cadere del the bollente sul pavimento di marmo (di fronte all’ennesima vetrina da riccone), ha mollato tutto e s’è messo a pulire il pavimento in ginocchio perché “Il the ha lo zucchero che lascia la macchia su questo bel pavimento, è così bello, perché rovinarlo?”. E mi sono sentita una merda e da allora piuttosto mi ustiono le mani ma il the cerco di non versarlo per terra.

R. mi ha anche insegnato che se ami qualcosa la strada non te la porterà via. Se il sorriso e l’allegria sono la tua arma, difficilmente li perderai. Se la curiosità è ciò che ti mantiene lucido, farai di tutto per coltivarla. Infatti R. ama leggere. Legge qualsiasi cosa gli portino amici, passanti, volontari. “Leggo soprattutto libri gialli, storie di morti ammazzati. Però mi piacerebbe leggere anche altro”. “Un romanzo d’amore lo vuoi?”, gli ho chiesto scherzando e s’è messo a ridere ma mi ha detto di sì, mi ha detto che va bene qualsiasi cosa perché a lui piacciono le storie. Infatti R. ha sempre una storia da raccontare. Se volete ascoltarne una o se volete regalargli un libro lo trovate sotto i portici di piazza Meda.

Lì di fronte vive anche Assim. Viene dal nord Africa, ha una famiglia sparsa per l’Europa, i suoi figli stanno bene, hanno una casa e un lavoro e quando può và a trovarli. Poi però torna a Milano, alla sua casa di cartone e al suo lavoro di aiuto bar man perché infondo la sua vita non gli dispiace, l’importante è avere i soldi per andare a trovare i suoi figli. A mangiare ci pensa poco, perché in strada nessuno è mai morto di fame, caso mai di freddo e solitudine. Assim mi ha insegnato che chi vive in strada è altruista. La strada è anche piena di ladri, ‘che a prescindere dall’avere una casa o meno, sempre bestie umane siamo. Però in strada ci sono soprattutto persone come Assim, che una volta ci ha donato un intero sacchetto di panini, decine di panini di giornata buttati via dal bar in cui lavora per poche decine di euro al giorno. “Io ho già mangiato, prendeteli voi e dateli agli altri”, ci ha detto.

Questa frase, negli ultimi anni, l’ho sentita dire decine di volte con umiltà e orgoglio. L’ho sentita dire soprattutto agli uomini, agli stranieri, ai musulmani. Non l’ho mai sentita dire alle donne, agli italiani e ai cristiani. Ci penso ogni volta che qualcuno mi ringrazia e ogni volta rispondo “Grazie a te”, perché mi hai insegnato ancora una volta qualcosa di grande. E’ questo il motivo per cui oggi ho voluto raccontarvi queste storie, perché anche voi sappiate che c’è un muro di silenzio e pregiudizi dietro cui ci stiamo nascondendo ma che sarebbe bello buttare giù.

Quando correte attraverso le vostra vite, per favore, fermatevi in mezzo alla folla, guardatevi intorno e cercate lo sguardo di Ambrogio, R., Assim perché loro sono lì anche quando voi non li vedete e un giorno proprio voi potreste trovarvi dall’altro lato del muro.

Grazie 🙂

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