Le grotte di Zungri ovvero sentirsi Indiana Jones ma dietro casa

Qualche mese fa ho ricevuto in dono da Jack un libro bellissimo, dedicato ai miti, i misteri e le leggende della Calabria. Lo sto leggendo lentamente: ogni volta che visitiamo un nuovo angolo di Calabria, leggo prima Guida alla Calabria misteriosa. Tesori, riti, credenze, sortilegi di Giulio Palange (Rubbettino Editore), per conoscere le storie nascoste in quel posto.

Tra questi, ci sono anche le Grotte di Zungri, un luogo che affonda radici nella mia memoria di bambina e che di recente è tornato alla ribalta grazie alla caparbietà di un gruppo di persone che hanno riportato alla luce i resti della‘insediamento rupestre e aperto le porte al Museo adiacente.

Zungri dista esattamente 14,7 km dal paese in cui sono cresciuta fino ai 18 anni, eppure non ci ero mai stata. Zungri è esattamente il paesino della provincia di Vibo Valentia che ti aspetti: stradine strette, occhi puntati sui forestieri, canyon tra le montagne dove un tempo c’era il mare e fichi a paletta che crescono imperterriti, in ogni interstizio tra la terra e l’asfalto.

L’insediamento rupestre di Zungri

Una volta qui c’era il mare. Non so quanto spesso mi sono sentita dire questa frase e così, nei miei ricordi di bambina, compaiono una conchiglia insabbiata e una lisca di pesce – uno scheletro animale – immortalato nella roccia. Perché è vero, un tempo, il paese in cui sono cresciuta e tutti quelli intorno, non esistevano. Lì, un tempo remotissimo e inimmaginabile, esisteva soltanto il mare, la Pangea!

Che storia affascinante, la storia della Terra!

Cos’è successo poi? Terremoti, maremoti, cambiamenti climatici, di tutto un po’: la conformazione del territorio è cambiata e il mare si è ritirato, lasciando posto a colline verdeggianti e sabbie sedimentarie. Le stesse che calpestiamo oggi, passeggiando tra i resti dell’insediamento rupestre.

Anche le persone, pian piano, si sono sempre più spostate verso l’alto, a causa del clima ma anche delle guerre e delle incursioni piratesche, fino a raggiungere la collina e poi quello che oggi chiamiamo il Monte Poro. L’insediamento nasce in quell’epoca lì, non si sa bene quando né perché, probabilmente i primi ad abitarlo furono i monaci Basiliani, per sfuggire alle persecuzioni.

Oggi le grotte di Zungri vengono chiamate anche insediamento degli Sbariati.

Insediamento degli sbariati: cosa significa?

Sbariati significa “sbandati” e no, non è un’offesa! Al contrario, descrive un modo di vivere un po’ gipsy, tipico calabrese dovuto a guerre, alluvioni, terremoti, non ultimo quello di Messina che ha causato danni gravissimi a cose e persone, costringendo la popolazione a rifugiarsi nelle tantissime grotte naturali presenti sul territorio.

Il sito di Zungri sembra risalire al XII – XIV secolo d.C., secondo studi più recenti anche a un periodo precedente (IX-X secolo d.C.), secondo altri addirittura al VI secolo d.C. Anche senza essere esperti in archeologia – io non lo sono affatto – si nota subito la conformazione del sito: stradine e scalinate passano attraverso le pareti rocciose strette, dentro cui sono scavate abitazioni con tanto di finestre sulle facciate, scalinate esterne per raggiungere i piani superiori, fori in alto per l’areazione delle camere e naturalmente nicchie, adibite ai più svariati usi. Un occhio attento noterà anche “il pesce” e “la spada” incisi nella roccia, in due di queste stanze.

L’insediamento quindi era abitato e se un pochino vi incuriosiscono la storia e l’archeologia, allora vi piacerà senz’altro curiosare tra le nicchie e i cunicoli, a caccia di forme di vita!

Il museo di Zungri

Dentro al museo troverete uno spaccato della vita contadina: dagli abiti agli utensili da cucina, fino alla ricostruzione di una camera da letto in tutti i suoi dettagli, rosario appeso alla testata del letto incluso.

La biglietteria si trova proprio all’ingresso del museo e potrete scegliere se iniziare la vostra visita a partire da qui oppure dall’insediamento rupestre. Il mio consiglio è di iniziare dal Museo consultando il tavolo touch e il totem multimediale, per le persone con mobilità ridotta, così da iniziare a capire dove vi trovate e a conoscere la storia dell’insediamento.

Proseguite poi con la visita al sito archeologico e infine la visita alle sale del museo, tre, non troppo grandi ma davvero ricche di una gran varietà di oggetti e arnesi, alcuni anche molto curiosi!

Come raggiungere le Grotte di Zungri

Dall’autostrada Mediterranea, uscita Sant’Onofrio, procedere in direzione Mileto sulla SS18, poi in direzione Tropea/Monte Poro rimanendo sempre sulla SS18. Il Museo e il sito si trovano all’interno del paese e sono perfettamente segnalati.

Info utili

  • Occhio al caldo e all’orario di visita: il sole di Luglio, a mezzogiorno, con tutto quel bianco, potrebbe rivelarsi una pessima scelta.
  • Sono presenti guide abilitate, che potranno guidarvi durante la visita.
  • Il sito è molto ben curato, ricco di indicazioni e descrizioni in italiano e inglese.
  • Portate con voi uno spray repellente anti zanzare.
  • All’ingresso del sito c’è un punto ristoro, dove rinfrescarsi, e una fontanella.
  • La discesa è ripida, risalire è faticoso: servono le scarpe da trekking, no a sandali e gonne.
  • Alcuni tratti non sono adatti a chi soffre di claustrofobia (ma si evitare di percorrerli).
  • Orari di apertura: tutti i giorni, dalle 9 del mattino alle 20:30.
  • Sito web: www.grottezungri.it

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