lavoro gratis

Gratis? Si fa solo il volontariato!

Per anni ho avuto la sindrome della crocerossina: volevo salvare tutti. Poi un giorno ho capito che nessuno, là fuori, vuole essere salvato, neanche se chiede aiuto disperatamente.

Ero in Erasmus, per la prima volta all’estero e da sola, e stavo sprecando tempo dietro allo schermo di computer nel tentativo di salvare qualcuno che non aveva affatto bisogno di me.

La conoscete questa storia?

Molti anni dopo ho iniziato a fare volontariato, non lo avevo mai fatto prima. Avevo sempre guardato con ammirazione quelli che regalavano il proprio tempo agli altri con un conseguente senso di colpa grande come l’isola di Dino. A me, degli altri, non fregava niente in quel periodo. Per questo motivo ho iniziato a fare volontariato, per me stessa. In poco tempo ho capito che nella maggior parte dei casi il sentimento è comune: facciamo volontariato, ci dedichiamo a un amico in difficoltà, soltanto per sentirci bene con noi stessi, appagati.

E allora una domanda sorge spontanea: dovrei sentirmi appagata tutte le volte che mi viene richiesta una prestazione professionale gratis? Secondo me no. Perché io, gratis, faccio solo il volontariato, since 2012.

Io non lavoro gratis

Nell’azienda in cui ho lavorato per tanti anni, di fronte al distributore automatico di caffè, stava appeso il CCNL. Quello dei metalmeccanici. Io lavoravo nell’ufficio marketing ma un piano sotto di me stava il cuore dell’azienda, i metalmeccanici, appunto.

Durante la pausa caffè, i colleghi bistrattavano il povero CCNL. Lo trattavano come un tomo secolare dall’odore nauseabondo di muffa e polvere, un oggetto fuori luogo, le pagine sgualcite, non perché qualcuno l’avesse mai letto, se non il rappresentante sindacale dei metalmeccanici del piano di sotto. Era sgualcito perché era diventato un oggetto da maneggiare per gioco, con le mani insozzate di caffè e inchiostro della penna Bic.

In verità , ho sempre trovato un’idea bellissima quella di appendere il CCNL in bella vista, perché così, tutti, potevamo essere consapevoli dei nostri diritti e doveri di lavoratori.

DIRITTI E DOVERI DEI LAVORATORI

Quando lavori in azienda, secondo me, hai molti più diritti che doveri. Ed è bellissimo.

Quando lavori in un’azienda seria e il tuo capo ti trattiene anche soltanto mezz’ora in più, per terminare un’attività, l’azienda paga lo straordinario.

Quando lavori per un’azienda seria il tuo tempo vale denaro. Paradossalmente, l’azienda seria non ha interesse a tenerti lì per completare un lavoro, perché tu le costi!

Quando sei un freelance invece non funziona così. Quando sei un freelance il tuo tempo non vale denaro o meglio, lo vale, ma non sarà denaro tuo bensì quello di qualcun altro. Io, questo capovolgimento, davvero non lo comprendo.

Quando chiedi a un freelance di svolgere un’attività, la prima cosa che dovresti chiedergli è anche quanto costa quell’attività. Una domanda dietro cui ce ne sono delle altre, ad esempio:

  • Quanto tempo impiegherai per consegnarmi il lavoro?
  • Quanto vale un’ora del tuo tempo in termini economici?
  • Quali costi accessori devi sostenere per svolgere la mia attività?
  • Quanto guadagnerò io grazie alla tua attività?
  • Quante volte potrò disturbarti dopo le 18 e durante i weekend?

Eccetera.

Spesso mi viene chiesto come faccio a fare un preventivo, in base a cosa definisco la mia tariffa oraria e il valore economico di una prestazione professionale, sia essa un piano editoriale, una strategia social o una campagna di Email Marketing. La risposta è racchiusa in queste ed altre domande: faccio questo lavoro da 10 anni, conosco i miei tempi e le mie potenzialità, so quanto tempo e denaro ho investito e continuo a investire in formazione, so quanto spendo ogni mese per abbonarmi ai tools che utilizzo, so quanta energia elettrica consumo e quanto si usura il computer. So perfettamente quanti soldi ho speso in Malox l’anno scorso. Somma tutto, shakera et voilà! Habemus preventivum!

Il problema però è che tutte queste domande, molti potenziali clienti, non se le pone mai. Ancora peggio se c’è un intermediario tra te e il cliente: MAI, CATEGORICO.

Come combattere la piaga del lavoro gratis (e dello sconto amicizia)

Ammesso che ci sia un modo per non lavorare gratis! Perché ad essere onesta, nutro parecchi dubbi sul tema.

La prima regola per eliminare il lavoro gratuito è non accettare il lavoro gratuito. Ogni volta che qualcuno là fuori accetta di svolgere un compito senza ottenere in cambio una retribuzione in denaro, natura, beni di prima necessità, ogni volta un freelance muore di giradito. Sia chiaro: nessun tipo di lavoro, fosse anche riverniciare la staccionata dei vicini, in puro stile Tom Sawyer!

Regola numero due: ogni volta che qualcuno ti dice di non avere budget, che il cliente non ha ancora firmato il contratto, che il cliente non ha ancora saldato l’anticipo, che il cliente non sa ancora se inizierà l’attività CON TE ma intanto TU devi portare avanti l’analisi di mercato, realizzare il competititve set, fare una keyword research, definire il mockup del nuovo sito o quel diavolo che è, ricorda che nessun professionista lavora per niente quindi da qualche parte, in un remoto cassetto della scrivania, di sicuro ci sarà un contratto pure scritto sulla carta igienica, che però ha pur sempre un valore legale. Quel contratto dice che così come gli altri coinvolti nel progetto, anche tu devi essere retribuito per ogni minuto della tua vita speso tra una tastiera e una scrivania. Regola numero due: anche fossi l’ultima ruota del carro, se hai lavorato devi essere retribuito.

Regola numero tre: imparare a capire quando, dietro a un lavoro retribuito, è nascosta una fregatura. Ultimamente ho scelto l’anonimato sui social, li odio profondamente, ma li uso per lavoro. Quindi devo rimanerci. Frequento tanti gruppi su Facebook e il mio preferito è quello dei copywriter. A parte l’orrore nel leggere le castronerie di certa gente improvvisatasi copy, la cosa più bella sono le faide su quanto dovrebbe farsi pagare un copywriter. Pare infatti che cinque euro ad articolo sia una bestemmia tanto quanto trenta per 1000 battute spazi inclusi. Addirittura, c’è chi propone, con fierezza, 1 euro ogni 100 parole ed io boh, perdo anche le parole per commentare simili assurdità ma soprattutto l’assurdità di chi accetta condizioni di lavoro simili. Amici, si guadagna di più e meglio in un call center, se proprio è una mera questione di sopravvivenza!

Ad ogni modo, credo che dietro queste prese di posizione ci sono ragionamenti contorti, domande esistenziali come quelle più su, tutto sommato però emerge una voce sopra al coro che dice ciò che tempo fa ho riassunto in una pillola di saggezza di quelle rare, uniche, probabilmente irripetibili, vomitate fuori in un momento di sconforto.

quanto pagare copywriter
@vimcfriend

Perché sono anche una copywriter e non scrivo gratis per nessuno se non per questo blog. Che è mio.

Quindi, in conclusione, fare volontariato è bello ma il lavoro gratis no. Ripetiamolo assieme, tutti in coro e via che prima o poi avremo un CCNL pure noi altri, creativi.

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