home 4 creativity cosenza

Se dovessi descrivere con un sentimento la mia terra, direi che la Calabria è meraviglia. La meraviglia si nasconde dietro a ogni cosa e sta a noi scoprirla. La Calabria è esattamente così: piena di cose, fatti e persone da scoprire e quando li scopri impazzisci di gioia, un sentimento nuovo ti pervade e non vorresti mai più andar via da qui. Ma infatti, rimaneteci!

Rimaneteci come ha fatto Roberta Caruso, mamma di Home For Creativity, una casa condivisa, aperta, senza mura e senza soffitto, in cui si incontrano viaggiatori lenti e nomadi digitali, ma senza darsi appuntamento. Ci si incontra e basta.

panorama montalto uffugo cosenza

La casa di Roberta si trova a Montalto Uffugo, Cosenza. Cioè, non a Tropea in riva alla spiaggia più battuta della Calabria. Non sul Pollino a ridosso delle spettacolari Gole del Raganello, ma a Montalto Uffugo, un paesello così, in mezzo alla collina cosentina, a tratti puzzolente lì dove incrocia la strada su cui sta l’ex fabbrica Legno Chimica. Ma pensa un po’!

 

Home For Creativy, un progetto di sharing economy a Sud

I doverosi cosa, come, perché: ho conosciuto Home4Creativity casualmente, grazie a Facebook che ha questo solo pregio, cioè di creare connessioni virtuali che poi, si sa, sta a te convertire in connessioni reali. Su Facebook, ma pure ovunque, seguo da anni Alberto Mattei. Alberto non lo sa ma lui è il mio guru per tutto quel che riguarda il mio concetto di vita da freelance. Quando arriva una newsletter che inizia con Ciao Federica, come stai?, di sicuro è una newsletter di Alberto e corro subito a leggerla perché chissà questa volta da dove scriverà, chissà che combina e che foto belle avrà messo nella newsletter?

Perché Alberto è un viaggiatore, per essere precisi è un Nomade Digitale, Il fondatore della community Nomadi Digitali! Chi sono? Scopritelo in questo articolo. Volete diventare un nomade digitale? Pas del problème: c’è pure un gruppo Facebook assai utile a cui potreste iscrivervi e confrontarvi con lavoratori agili sparsi in tutto il mondo.

alberto mattei nomadi digitali

Sì vabbé, ma Alberto che c’entra con Roberta? Qualche settimana fa Home For Creativity ha ospitato un evento di due giorni dedicato all’abitare ispirato e al concetto di casa nell’era digitale. Tra gli ospiti c’era pure Alberto in rappresentanza della community. Così Jack ha guidato fino ad Home For Creativity e così, ancora una volta, la meraviglia ci ha dato uno schiaffo in faccia. Era un giorno brutto quello, per l’ennesima volta avevo pronunciato una brutta frase. Voglio tornare a Milano. Santi tutti i sette dei! Mi cogliesse un attacco di acne quando formulo quel pensiero!

Il Co-living spiegato a mia nonna

Nonna, come tante nonne del mondo, non riesce a pronunciare la parola convivenza. Non sa spiegare dove viviamo Jack ed io da 5 anni e quando immagina la nostra casa la immagina senza una camera da letto. Oppure coi letti a castello. Oppure non la immagina e basta!

È difficile spiegare a mia nonna che cos’è la convivenza, figuriamoci un co-living, per lo meno senza dover ricorrere a metafore belliche: “Hai presente nonna, quando gli inglesi bombardavano Reggio Calabria e voi stavate tutti insieme, nascosti nei rifugi anti-aerei?”. Ecco, la metafora non va per niente bene, mi pare.

Nonna, nonna cara, il co-living non ha niente a che fare con le bombe e neppure con gli hippie ma te lo puoi immaginare come la tua famiglia all’inizio del Novecento, come la cucina di tua madre vicino alla stazione dei treni, piena di luce e affollata di voci, voci che partivano, voci che tornavano, mani bianche di farina, lenzuola fresche stirate sui materassi morbidi. Il coliving ti insegna a recuperare quei ricordi oppure a costruirne di nuovi, simili a quelli che avevi costruito nella tua casa materna, oppure lontani perché una casa materna non senti di averla mai avuta.

Condividere lo spazio vitale con sconosciuti – che presto entreranno a far parte della tua vita in maniera importante – significa mettersi in gioco e ricominciare a costruire relazioni, a partire da uno spazio intimo come la casa.

Il coliving di Roberta – così è sembrato a me – racconta una storia ma non la impone. Nella casa ci vive anche la sua mamma, oltre a Roberta, ma è stata proprio lei – la mamma – a raccontarci che quella casa ora deve riempirsi di nuove storie, perché è tempo che diventi altro.

Non chiamatelo Bed and breakfast!

Connessione, autenticità, lentezza e ispirazione sono le 4 parole chiave per avvicinarsi a questo spazio condiviso e capirne il senso: non chiamatelo Bed and Breakfast o affittacamere, perché non lo è affatto!

Chi entra nella casa infatti fa un patto tacito con lo spazio e con le persone che ospita in quel momento: avrà un letto per dormire, una cucina intorno a cui preparare un pasto caldo e decine di possibili postazioni adatte al lavoro agile, il lavoro senza fili e senza legami, quello che puoi svolgere ovunque nel mondo, in un coworking oppure nel giardino della Casa, a bordo piscina. La parola d’ordine qui però è condivisione; di spazi e di idee, di sicuro, ma anche di relazione e di saper fare. Il coliving infatti chiede di vivere la casa come uno spazio intimo e di arricchirla di relazioni tra professionisti che basano il proprio concetto di lavoro su quello di networking.

Cervelli di ritorno a Sud

Dietro l’idea di H4C c’è un cervello ritornato a Sud, Roberta Caruso, la sua mamma ma anche tanti amici che nel tempo hanno sposato l’idea di Roberta e ogni giorno contribuiscono a renderla viva: maria Scalise, Gianluca Miceli e Francesco Biacca del Festival dell’Ospitalità [prossima edizione a Scilla dal 13 al 21 Settembre, siateci!].

All’evento dedicato all’abitare ispirato hanno partecipato anche le mamme di giorno “Tagesmutter” di Montalto Uffugo, i ragazzi dell’Associazione culturale ZagreusLanificio Leo e Rubbettino Editore, due tra le aziende calabresi più virtuose per apertura intellettuale e comprensione del territorio.

Basta lamentarsi, basta dire che qui non c’è niente: Lanificio Leo e Rubbettino sono aziende votate al fare, alla pratica, al rimboccarsi le maniche e così dovremmo essere un pochi tutti, chiaro gente?