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Giappone fai da te: memo dell’ultimo momento

Pensavate che fosse finita? Pure io, ma non è così!

Com’era prevedibile, infatti, ci sono due o tre cose di vitale importanza che avevo completamente dimenticato di considerare. Spero per voi che la vostra checklist per il Giappone sia stata fatta in maniera più oculata ma se così non fosse, ecco qua le 3 cose da ricordarsi di fare all’ultimo momento, prima di volare alla volta del Sol levante.

 

L’assicurazione di viaggio

Premessa: questa non è una marketta. Nessuno mi ha pagata per spendere i soldi che ho speso – quasi 200 euro, amici belli – né mai nessuno si è offerto di farlo. Questo è un articolo scritto per il dovere di cronaca ma anche per tirar giù due considerazioni in croce a cui sono arrivata dopo giorni di meditazione, letture e smadonnamenti vari tra blog e forum di viaggi.

Perché fare l’assicurazione di viaggio

Perché potrebbe accadervi di cadere giù per la scalinata di un tempio e rompervi una gamba, potrebbe venirvi un mal di denti atroce a furia di ingozzarvi di dolcetti a forma di panda ma anche perché qualche distrattone potrebbe mollarvi un cazzotto sul naso senza volerlo. Quest’ultima è la possibilità più remota, perché i giapponesi sono genti educate e rispettose dell’altro, soprattutto dello spazio altrui. Guai a entrare nello spazio vitale dell’altro, guai!

Le altre due invece, sono possibilità assai plausibili che in Italia si risolverebbero con qualche ora di stallo in pronto soccorso, a voler essere esagerati.

In Giappone invece, la sanità non funziona così: sono assai scrupolosi, assai precisi, ma soprattutto sono assai più cari! La sanità giapponese è come quella americana: PRIVATA! Così, una scemenza, potrebbe costarvi tanti ma davvero tanti soldi.

Senza contare, tra l’altro, i vantaggi di un’assicurazione estesa ad altri servizi, dallo smarrimento bagagli alla rottura dell’obiettivo della macchina fotografica. Insomma, per poche centinaia di euro potreste far fessa la sfiga, almeno una volta nella vita. Perché no?

Cose fondamentali da sapere sulle assicurazioni di viaggio

Sono componibili: nel senso che potrete aggiungere o togliere qual che vi pare dal pacchetto prescelto e di pacchetti ce ne stanno per tutte le tasche. Il fatto di essere componibili è un gran vantaggio, perché vi dà la possibilità di scegliere cosa assicurare e cosa no, ma è anche un grande sbattimento, perché un ventaglio di scelte troppo ampio può mandare in pappa il cervello. Non a tutti, certo, ma a me sì.

Io ero partita dall’idea di assicurare salute + bagaglio + viaggio e sono finita col cambiare piani almeno ottantordici volte. Alla fine ho assicurato soltanto la salute perché ho ragionato così: l’unica cosa che non può tornare in dietro è quella, tutto il resto – perso o danneggiato – non ha valorel.

Cosa si può assicurare

Salute, vita, terzi, macchina fotografica, attrezzatura sportiva, valigia, volo, l’intero costo del viaggio, telefono, pc o tablet, gli sci, il passeggino, il gatto e il cane. Tutto. Qualsiasi cosa vogliate assicurare si potrà assicurare: basterà sborsare i dindini.

Quanto costa un’assicurazione di viaggio

I range sono davvero ampi: da poche decine di euro a centinaia. Per esperienza, suggerisco di leggere bene le clausole del contratto. Vi secca, lo so, ma state pur certi che se il prezzo sembra essere vantaggioso, dovrà pur esserci una fregatura da qualche parte.

Personalmente, ho scelto un’assicurazione a prezzo medio-alto perché era l’unica a darmi tutto quel che stavo cercando. Le altre, coi loro cavilli nascosti nelle note a pie’ pagina, non mi hanno convinta nemmeno un po’, già solo per il fatto di non comunicare chiaramente all’utente quelle due o tre cose fondamentali che potrebbero invece fare la differenza.

Quali sono le principali assicurazioni di viaggio

Io ho studiato come fossero il Decamerone di Boccaccio le assicurazioni di viaggio Europeassistance, Allianz, Axa, Columbus e Coverwise, ma ce ne sono davvero tante in circolazione. Queste, stando al buon Google, dovrebbero essere le principali e io vi consiglio di partire da lì.

Sul sito ufficiale di ognuna di queste troverete tutti i dettagli e anche il contratto con le sue interminabili clausole. Potrete fare un preventivo online gratuitamente ed eventualmente affidarvi a un comparatore di prezzi per valutare il range in cui preferireste muovervi a parità di servizi. Anche questa è una seccatura, ma potrebbe salvarvi il deretano quindi: why not?

Conclusione; cosa considerare per scegliere la migliore assicurazione di viaggio

Pagamento anticipato: senza dire quale, dirò soltanto che l’assicurazione che ho scelto io è anche l’unica che paga tutte le spese sanitarie in anticipo, senza farvi sborsare un soldo. Perché questo aspetto è fondamentale: immaginate di rompervi il malleolo e di dover sostenere una spesa di – che so? – 10 milioni di yen (circa 76mila euro). Mica voi camminate con 10 milioni di yen cash in saccoccia, dico?

Malattie pregresse: se siete portatori di gravi malattie, tipo malattie genetiche, o se siete gravide e la gravidanza è a rischio, o se vi siete appena tolti l’appendicite e portate ancora addosso i punti di sutura, in tutti questi casi l’assicurazione, giustamente, non rischierà e vi chiederà di desistere dall’intento. Ci sono però una serie di malattie meno gravi con cui si può pure convivere pacificamente. Alcune assicurazioni però non le coprono. Occhio anche a questo lungherrimo elenco di patologie assicurabili e non. Non è uguale per tutte le assicurazioni di viaggio.

Franchigia e massimali: alcune assicurazioni restituiscono le cifre assicurate trattenendo una certa somma di denaro (franchigia), altre invece impongono una soglia minima al di là della quale non c’è rimborso (franchigia) o una soglia massima oltre la quale non c’è rimborso (massimale). In entrambi i casi, io credo che la franchigia sia inaccettabile perché se sono qui a pagare il premio per avere un’assicurazione, è perché voglio essere certa di non dover spendere altri soldi, siano essi 1 euro o 100mila. Occhio perché la franchigia è bastarda: si cela proprio negli anfratti del contratto, lì dove mai andreste a cercarla. I massimali invece, variano e si applicano in maniera distinta alle spese sanitarie vive (ricovero, degenza, pronto soccorso, trasporto in ambulanza) e alle spese sanitarie per l’acquisto di farmaci. In alcuni casi però non esistono, cioè la copertura è completa fino a una spesa infinita. Io ho, chiaramente, scelto questa soluzione.

Presa elettrica giapponese

Abbiamo scelto un ryokan che fornisce anche le prese elettriche – di cui parlerò, oh sì che ne parlerò! – ma la verità è che con due macchine fotografiche e due cellulari da ricaricare in 8 ore, quell’unica presa non basterà.

Otto ore, di per sé, non sono mica poche. Il problema è il voltaggio giapponese, ben più basso rispetto a quello italiano. Così, il tempo necessario per rianimare lo smartphone potrebbe duplicarsi, per non parlare della batteria della reflex. Urge quindi un adattatore da portare sempre appresso.

La presa giapponese è come quella americana (la faccina stupita, avete presente?) e in alcuni casi usano anche la variante inglese. Consiglio? Prendere un adattatore universale, quello che sembra una specie di cubo di Rubick: schiacci il pulsantino vicino alla sigla del paese in cui ti trovi e vien fuori l’attacco desiderato. Per la modica cifra di 10 euro si trova in ogni Santo Brico della Contea.

Per il voltaggio invece, c’è poco da fare: se avete capelli lunghi e folti come i miei, temo bisognerà armarsi di molta, tanta pazienza e phonare, phonare e phonare.

 

Medicinali e farmaci

Questo capitolo mi ha fatta impazzire perché nessuno, Alitalia, forum di viaggi, blog, Guardia di Finanza, siti ufficiali degli aeroporti – nessuno ha chiarito quali farmaci vanno in stiva e quali nel bagaglio a mano, come e se debbano essere dichiarati.

Per sommi capi, la faccenda è andata così:

  • In stiva: potete buttar dentro la valigia anche il farmacista. Nessuno ha fatto domande.
  • Nel bagaglio a mano sono ammessi i farmaci per il primo soccorso e pure quelli per il mal d’aereo, entro il limite di liquidi previsto. Non sono ammesse siringhe già pronte per l’uso (ma l’insulina pare di sì, quindi? Boh!). Per alcuni farmaci serve la ricetta del medico (anche qui, boh!). La ricetta a me, non l’ha chiesta nessuno eppure ho portato su con me un flaconcino da 60 pillole aperto, pillole svizzere non in commercio in Italia, pillole che sembrano pasticche di LSD invece no, non lo sono. Nessuno mi ha fatto domande.

Is this culo, isn’t it? Boh!

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