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Sabato Jack ed io abbiamo visitato Genova in 12 ore. Ebbene, la nostra meraviglia ha superato notevolmente le aspettative perché sì, grazie Fabrizio De Andrè per averci fatto immaginare che cos’è Genova, la bellezza dei carrugi e la poesia della sua gente ma, io ti voglio bene, ce lo hai fatto soltanto immaginare, appunto. ‘che la realtà è tutta un’altra cosa e Genova è bella, bella assai, bella come una poesia bella, bella da fare male e strapparti un sorriso amaro!

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I carrugi di Genova, ovvero i vicoli

Partiamo da un presupposto: dopo averla visitata ho come l’impressione che Genova sia una città molto, molto sottovalutata dagli italiani. Per quanto sia possibile non conoscere i testi (o meglio, le poesie!), di Fabrizio De Andrè, per quanto molti non sappiano che la farinata è ligure, nonostante anche la Toscana pare si batta per averne la paternità, e nonostante molti non pensino a Genova se non come un porto sporco e puzzolente ecco, nonostante ciò io credo che tanta parte degli italiani sottovaluti questo luogo incantato.

Io questi presupposti li avevo, ma non credevo avrei visto e sentito, con ogni senso, ciò che ho “sentito”.

GENOVA COME NAPOLI

Genova è una città senza tempo e che trasuda umanità in ogni Crêuza de mä. Tra i vicoli stretti stretti incontri la cordialità della gente del posto e mentre il profumo del bucato appena steso sopra la tua testa ti avvolge, per strada l’odore di cibo e incensi, sudore e salsedine, ti invita con prepotenza a guardarti intorno.

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Genova è una città che ti inghiotte come un vortice. Chi ci vive ne è risucchiato e trasuda genovesità anche in un semplice sorriso. Chi non ci vive non può che farsi trasportare dalla corrente e da quel vociare confuso tipico di un mercato del pesce.

Via del Campo esiste ma non si trova in via del Campo. La Genova di De Andrè esiste e non si trova sulle cartine geografiche. Per conoscerla basta perdersi, lasciarsi trasportare dalla brezza marina e percorrere la città verso l’alto, su su dai carrugi alla collina. Lì si apriranno “piazzette laghe quanto due panchine e il peggio che vi potrà capitare sarà d’incontrare qualche bella fanciulla pronta ad offrirvi le sue grazie”. Così ci ha avvisati una giovane genovese, invitandoci a ritornare in quel vicolo sperduto qualche ora dopo. Stavano mettendo su uno spettacolino lei e i suoi amici. Portavano in scena La fanciulla senza mani dei fratelli Grimm. L’avete mai letta questa fiaba? Io no, ma sono corsa ai ripari qui!

Le Grazie di Genova sono decine. Come le Grazie delle canzoni che mio padre mi cantava da bambina per farmi addormentare. Decine di Bocca di Rosa vivono sedute sull’uscio delle loro case. Un fiore per il loro sorriso dedicato ad ogni uomo che passa, nel buio dei carrugi, mentre in alto, sopra i tetti, il sole splende.

Genova è una città piena di vita e silenzio. Sembra un presepe in cui il tempo è immobile. La gente, seduta sui gradini delle case e dei negozietti, aspetta paziente qualcosa. Un ritorno dal mare, un amore lontano o soltanto la fine. Non so cosa, ma quell’attesa silenziosa mi ha lasciato una strana malinconia in cuore. Forse che Genova abbia una sua saudade?

LASCIATEMI QUI, A SOFFOCARE NELLA FOCACCIA TRA I VICOLI DI GENOVA

E poi a Genova abbiamo incontrato il mondo intero. Lì vivono tutte le nazioni del mondo, lì c’è un pezzetto di Africa nera che gioca a calcio nella polvere dei vicoli, lì c’è lo zenzero venduto a ceste per strada e poi volete mettere la focaccia al pesto di baccalà e patate?* Ha sublimato il nostro rientro a Milano, alla faccia di Milano insomma 🙂

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* La trovate in Via Sottoripa 49r, Focacceria Il Punto. Già che siamo in estate, per un gelato simpatico ed originale andate a trovare invece il gelataio di Cremacacao in Via delle Grazie 81. 

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