RAGAZZA-IN-BICICLETTA

Nella prossima vita vorrei rinascere uomo. Una volta dicevo gatto, da oggi invece uomo. La ragione è semplice: per farvele pagare tutte perché Per sconfiggere il nemico devi prima conoscerlo disse, parafrasandolo, il saggio Sun Tzu. Naaa, in verità in verità sempre fedele alla reincarnazione in un gatto resto, ma oggi proprio ho i numi girati contro alcuni rappresentanti del sesso maschile. Cosa fu?

Essere un ciclista urbano è davvero, davvero difficile! Si rischia la morte ad ogni incrocio, anche nelle vie meno trafficate. Si rischia l’ira dei passanti, l’ira degli autisti dei mezzi pubblici, l’ira degli automobilisti, l’ira dei santi tutti e anche dei padri tutelari insomma! Il ciclista urbano, anche se educato e rispettoso delle più basilari norme del senso civico, oltre che di una roba ignota ai più, tale Codice della Strada, è un po’ come la figlia femmina a Sparta, il cavolo nella minestra, un maglione di lana tricot sotto l’albero a Natale. In una parola: è una ROGNA! Sarebbe meglio non esistesse proprio come categoria umana e sociale ma ahivoi esiste, esistiamo e siamo in mille mila e fonderemo un partito santo cielo. ‘Che storia è mai che siamo in Italia e non fondiamo un partito? Ma insomma!

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Oggi stavo ferma ad un difficile semaforo, di quelli che non scattano mai ma fai prima a slogarti il dito indice pigiando il tastino della chiamata, di quelli in mezzo a stradoni così larghi che l’altra sponda del marciapiede ti sembra la costa dell’Africa vista dal porto di Gioia Tauro, di quelli insomma che faresti prima a fare il giro dell’isolato piuttosto che star lì ad attendere.

Ma io attendevo, attendevo e nel mentre mi infastidivo per una moto piantata lì sulle strisce, le mie strisce, quelle col simbolo della bicicletta (sì porca miseria, esistiamo ed abbiamo pure un simbolo!). Nell’attesa è giunto il proprietario della moto che – il vostro dio lo punisca stanotte con una raucedine incurabile! – ha commesso l’errore di aprir bocca per dire cosa? “Dai bella spostati che devo uscire!“.

Dai?

BELLA?

S P O S T A T I?

Che devi COOOSA??

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Essere un ciclista urbano, per di più donna, a Milano e temo ovunque nel mondo, non è mica cosa facile.

Ridendo e scherzando vorrei quindi scagliare una lancia a favore dei ciclisti e ricordare agli amici lettori che i ciclisti non sono bestie e che non tutti sono maleducati. Ma soprattutto: si fanno tante ma davvero tante parole intorno alla questione violenza sulle donne eppure a ben guardare, spero sia chiaro a tutti che, senza dover essere per forza filosofi del linguaggio, la semantica di una frase come “Dai bella spostati che devo uscire“, racconta proprio di una cultura distorta basata sulla logica della sottomissione e di un divario tra categorie che la lingua continua a creare!

Le parole hanno un peso, impariamo ad usarle, per favore.

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