L'attacco dei giganti (attack on titan anime)

Premessa: ho letto 1 manga in tutta la mia vita e visto 10 anime in croce, di cui la metà è roba di Ai Yazawa la quale, per chi non lo sapesse, è la madre di (tra gli altri) Paradise Kiss, Nana e Gokinjo Monogatari (Curiosando tra i cortili del cuore per noi italiani), manga tanto belli da dover essere assolutamente recuperati dal dimenticatoio.

Fatto sta che un bel dì sugli schermi di casa McFriend è arrivato un nuovo anime (grazie a Jack, naturalmente, che per chi non lo conoscesse è l’uomo più esperto sulla faccia della terra in fatto di anime, manga, mosse di Street Fighter, armi delle Tartarughe Ninja e poteri dei Cavalieri dello Zodiaco). L’anime in questione era Attack on Titan. E niente, un amore a primo episodio manco fosse Friends!

Brevemente la trama de L’Attacco dei Giganti

In un’epoca dominata dai corsetti rosa antico, i carri trainati da cavalli e uomini con forcone provenienti dalla casa nella prateria, sorgeva una città, Shiganshina, completamente serrata all’interno di 3 altissime mura di cinta: Maria, Rose e Sina. Le mura erano state erette moltimila anni or sono dagli umani sopravvissuti all’attacco dei Titani, dei simpatici omini un po’ cresciuti ed asessuati affamati di esseri umani. Nessuno, umano, mezzo sangue o fagiano, era riuscito fino ad allora a sconfiggere i Titani: colpiti a morte avevano la capacità di rigenerarsi in un battibaleno ma siccome rigenerarsi costava fatica poi avevano ancora più fame e dunque tutte le spedizioni nel mondo di fuori finivano sempre come un bel pranzo della domenica in Calabria: panza china.

attacco dei giganti

Non ho ancora letto il manga, ma presto lo farò giacché lo si trova anche in free download qui. Ehpperò ho visto l’anime (che trovate in streaming sempre in giro su Google, in giapponese con sottotitoli in italiano) e sopratutto ho letto Before the Fall, il romanzo in 3 episodi per l’edizione italiana curata da Panini, che esce solo in libreria. Santa Feltrinelli lo ha piazzato proprio all’ingresso del book store di Milano Centrale, perché Jack lo vedesse ed io lo comprassi. Ma grazie assai!

Negli anni sono poi usciti una miriade di sequel e prequel che, a un certo punto della faccenda, sono diventati seccanti. E quindi ciao Panini, non vi compro né leggo più perché la questione è molto semplice – e dopo Il Trono di Spade non mi faccio più prendere per fessa -: quando un autore allunga troppo il brodo significa che non sa dove andare a parare. Il buon Stephen King risolverebbe con un audace “Sono stati gli alieni” ma i nipponici a quanto pare non hanno questa ammirazione per gli ET, perché evidentemente non sono stati educati a Speedy Pizza e X-Files. Comunque resta un dato di fatto e cioè che troppi romanzi non concludono e non spiegano fatti tipo chi sono i giganti? Da dove vengono e perché si cibano di umani? Maccheschifo, lo so.

Perché vi dovrebbe piacere l’Attacco dei Titani

Nel mentre, per rispondere al grande stupore di Jack, mi sono interrogata ripetutamente sul perché questa trama m’abbia tanto, ma tanto, presa ed appassionata. La risposta è che Attack on Titan è un manga apotropaico.

Avete presente quando in ufficio vi passa di fianco quel collega che dicono porti sfiga e voi prontamente vi lanciate alle spalle un kg di sale grosso da cucina che, ovvio, tenevate di scorta nel primo cassetto insieme a matite e forbici dalla punta arrotondata, così, giusto per scaramanzia? Ecco, quello è un gesto apotropaico che serve ad allontanare il malocchio, non si sa mai.

Ed io infatti L’Attacco dei Titani l’ho guardato ed amato proprio per il bisogno di allontanare da me una fobia infantile che mi porto dietro e non riesco a spiegarmi: io ho paura dei giganti.

Sono calabrese, ma proprio calabrese, non come certi milanesi che son nati da genitori calabresi nell’ospedale di Lamezia Terme soltanto perché si trovavano in vacanza lì il 15 d’Agosto. No. Io a Milano ci vivo soltanto e temporaneamente*, ma nelle mie vene scorre color ‘nduja e in quanto calabrese sono fedele alle tradizioni della mia terra, tra le quali il rituale dei Giganti che ballano alla festa di paese ad agosto.

*Anfatti! A Milano non ci vivo più, evviva! 🙂

Che roba sono ‘sti Giganti?

Se siete siciliani d’origine, siciliani veri, non milanesi con antenati siculi, allora avrete capito subito di che cosa sto parlando. Altrimenti urge delucidazione!

Tra le tante figure e maschere della tradizione folcloristica meridionale (importata dai dominatori spagnoli tra l’altro), ci sono due simpatici fantocci di cartapesta, la signora Mata ed il signor Grifone, che puntualmente durante le feste religiose vengono portati in spalla in giro per i paeselli di Calabria e Sicilia. Accompagnati da abili tamburisti – secondo fonti indirette si tratterebbe degli stessi autori della colonna sonora del film Jumanji, nda – Mata e Grifone dall’alto dei loro 2 e più metri d’altezza corrono e danzano morsi dalla tarantola per le viuzze strette strette dei paesini del Sud Italia rincorrendo i bambini. Così, per rovinargli l’infanzia.

Ed io ancora oggi mi domando perché: perché per anni mi son dovuta nascondere nel bar di Mastro Nicola per sfuggire ai Giganti e perché la mia FantaMadre ancora oggi quando li sente arrivare mi avvisa divertitissima. Ma quando mai io ho espresso gioia e gaudio nel vederli? Evidentemente una parte di me ancora bambina la teme ancora quella testa enorme che caracollava su una me bambina o quella mano morta enorme, morta perché penzolava senza senso a destra e a manca lanciando schiaffoni a chi passava sotto tiro. Insomma, ma anche no!

Mata e Grifone sono gli spauracchi della mia infanzia: Mata ha le guance fuxia di belletto e Grifone indossa una corona dorata tamarrissma, per non dire gli abiti à la Arlecchino, che in fin dei conti avrebbero dovuto farmi ridere, invece no. Io da piccola piangevo come una pazza davanti a ‘sti Pupi, fermi o issati sulla schiena dei miei compagni di catechismo.

A me facevano paura perché mi guardavano fissi e immobili con quei loro occhi di bottone e mi facevano paura perché avevano dipinto sulla faccia un sorriso ebete che a me è sempre sembrato un ghighno d’odio e follia, ESATTAMENTE come quello dei Titani di Attack on Titan, ugualissimo! giapponesi, insomma, si sono ispirati alle tradizioni del Sud Italia per dipingere i loro incubi.

attacco dei giganti sorriso

Certo, io son convinta che il merito d’avermi turbato l’infanzia vada sopratutto ai maestri tamburellai e tamburisti, ragione per cui ancora, dopo ennemila anni, non sono riuscita ad ascoltare per intero mio fratello suonare con la sua band. Una band di percussionisti ovviamente, perché mio fratello non ha scelto di suonare mica l’arpa, eh! Voi invece, che siete più coraggiosi di me, fareste bene a vedere e leggere Attack on Titan, farvi un viaggio in auto in Calabria questa estate per vedere dal vivo i Giganti Mata e Grifone e ascoltare dei veri maestri delle percussioni che, se sarete fortunati, incontrerete proprio durante il vostro viaggio on the road in Calabria la prossima estate.

Io ne frattempo starò qui, comoda comoda a guardare i nuovi episodi della serie che stanno uscendo proprio in questi giorni e starò anche zitta e non scriverò SPOILER su chi sono gli altri 3 giganti nascosti tra gli umani 😀

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