grecia salentina

Ferragosto a zonzo per la Grecìa salentina

Manca poco a Ferragosto ed è sì vero che Ferragosto sulla spiaggia, con la chitarra, il Tressette e l’anguria al fresco nella bagnarola piena di Dreher ghiacciate, è assai bello e pure vintage. Lo dice pure, tra le righe, Dario Brunori.

È anche vero però che ci sono diecimillemila altre cose interessanti che uno potrebbe fare il 15 di Agosto, ad esempio una gita fuori porta varcando il confine della regione più vicina o una micro vacanza in Salento, giacché Trenitalia ora ci degna di Frecce a go go da ovunque verso la Puglia (super urrà!). Certo, da ovunque ma non dalla Calabria. La soluzione è il magico autobus della InterSaj che da Cosenza porta a Lecce con cambio ai piedi del Pollino, a Trebisacce. Non c’è alternativa, gente.

Il fatto comunque, è che per ragioni ignote, spesso la gente là fuori non lo sa di avere meraviglie uniche al mondo proprio dietro l’angolo di casa. Ma niente panico, noi siamo qui per questo: ispirare viaggi e percorsi di cui non sapevate nemmeno lontanamente di avere bisogno, come visitare la Grecìa Salentina, ad esempio.

 

La Grecìa Salentina, cuore bianco della Puglia

Oltre a dilettarsi nella sacra arte dell’assaggio di tutti i piatti tipici della cucina salentina, il buon viaggiatore lento, quello zaino in spalla e crema solare protezione 50 in faccia, indossate le sue scarpe comode è pronto ad avventurarsi nel cuore bianco del Salento, fatto di cave di pietra, antichi frantoi nascosti a centinaia di metri sotto terra e artigiani dalle mani callose, oggi imprenditori di fama mondiale. Tutto ciò dista una manciata di chilometri dal mare di Santa Maria di Leuca ma – fatevene una ragione – al mondo c’è gente a cui il mare non piace e che al Ferragosto spiaggiato preferisce il Ferragosto fortunato, alla scoperta del patrimonio culturale nostrano. Eccallà. Ma andiamo con ordine e facciamo outing.

C’è un cuore bianco in questa terra, di cui non avevo la minima idea, scoperto grazie all’Artigian & Food Educational Tour organizzato dal Comune di Cursi (Lecce) e dall’Accademia dei Volenterosi, qualche settimana fa, e proprio Cursi è l’inizio di questo viaggio attraverso il Salento che non ti aspetti.

Fanno parte della Gracìa Salentina ben 11 comuni e rispettive frazioni, uniti da una identità linguistica, la Grika, e da una serie di elementi architettonici di epoca bizantina, normanna e barocca, comuni a tutti i paesi: Calimera, Martignano, Sternatia, Zollino, Soleto, Cutrofiano, Corigliano d’Otranto, Corigliano de’ Greci, Melpignano, Carpignano e Martano.

Per calarsi pienamente nello spirito di questo viaggio, è indispensabile farsi ospitare dalla gente del posto. Un Bed and Breakfast, in un paesino di 4mila anime come Cursi, in verità è una grande casa piena di luce, in cui le finestre alte sono sempre spalancate per lasciare entrare il venticello caldo mentre il profumo di ciclamino attraversa le pareti spesse, di notte e di giorno. Se avrete la fortuna di conoscere Marta e Daniela, e rispettivi consorti, vorrà dire che sarete approdati a casa di Michele De Pietro. Villa de Pietroinfatti, è la dimora storica dell’ex vice presidente del Senato, Ministro di Grazia e Giustizia e membro del primo Consiglio Superiore della Magistratura.

bed and breakfast cursi lecce villa de pietro

Alzi la mano chi non ha mai sognato di fare una passeggiata in giardino appena sveglio, tra il roseto e il viale di maestose sempreverdi? Ogni angolo di questa dimora storica trasuda passione e amore per la propria terra: dalle fotografie d’epoca ai libri stipati nella biblioteca all’ingresso, i lampadari, i tendaggi, l’arredamento e l’antica cappella interna. Un viaggio alla scoperta di un luogo ha inizio dalle persone che lo vivono e qui, passato e futuro si incontrano in un racconto corale!

Villa De Pietro è quindi la base a cui tornare coi piedi stanchi e l’inizio di un viaggio lento alla scoperta dei tesori della Grecìa Salentina.


CURSI

Il viaggio ha inizio da Cursi. Le origini del nome affondano in epoca romana e, secondo alcune fonti, derivano dal termine diarii cursores, ovvero coloro che portavano le missive – spesso verbali ma anche scritte – da un paese all’altro. A Cursi, infatti, pare fosse stata fondata dai romani una base militare durante la guerra per la conquista della penisola salentina. I cursores quindi, venivano così chiamati perché dovevano correre, in modo da recapitare in tempi brevissimi il messaggio e v’assicuro che le donne di Cursi corrono, ma corrono sul serio, anche quando stanno portando a spasso un neonato in carrozzina (true story).

Perfetto per lunghe corse è il chilometro che collega il paese al Santuario Madonna del Melito. La leggenda narra che Cursi fu colpita da un grave periodo di siccità. Un giorno, Biagio Natali, un contadino arrabbiato per questo motivo, si trovava nel luogo su cui oggi sorge il santuario e bestemmiava perché ormai non pioveva da mesi, quando trovò un dipinto della Madonna di Melito di Porto Salvo, in Calabria. Otto mesi dopo il ritrovamento, la Madonna comparve lì dove il contadino aveva trovato il quadro e poi fatto erigere un altare votivo. Per questa ragione il nome della Madonna divenne Madonna dell’Abbondanza (per le piogge abbondanti che caddero dopo l’apparizione). Era il 1640.

Bellissima eppure un po’ inquietante è la simbologia che circonda il Santuario: sulle colonne che sorreggono gli archi del porticato campeggiano le conchiglie; sotto i piedi della statua oggi decapitata, spighe di grano e una serpe schiacciata dal piede della Madonna; negli angoli della cupola invece, si trovano i 4 doccioni (i canali di scolo delle acque piovane), di cui 3 a forma di testa di leone antropomorfe e uno (quello a Ovest), a forma di testa di barbagianni, custode del Santuario e secondo la tradizione, simbolo di protezione dal Male.

santuario madonna abbondanza cursi lecce

Il cuore di Cursi però ruota attorno alla Piazza Pio XII, con la sua chiesa ottocentesca, la torre dell’orologio e il campanile della vecchia chiesa matrice. Proprio sulla Piazza Pio XII si affaccia l’Ecomuseo della Pietra Leccese e delle Cave, realizzato all’interno dell’antico frantoio ipogeo di Palazzo De Donno. Qui è stata allestita la mostra interattiva Stone Stories. Le pietre di Puglia nell’architettura, nel design, nel paesaggio. Un consiglio: se passate da lì e avete intenzione di visitare le cave di pietra leccese, visitare prima la mostra potrà tornarvi utile per unire poi tutte le informazioni che raccoglierete strada facendo.

Nella periferia di Cursi in direzione di Melpignano, infatti, si trovano diverse cave di roccia calcarea, di cui alcune attive. Tutte fanno parte del Parco delle Cave, un teatro/museo a cielo aperto in cui d’estate si organizzano spettacoli teatrali e concerti. 

Lo scenario è suggestivo di notte ma soprattutto di giorno: il sole a picco rende abbagliante il biancore della roccia calcarea, di per sé molto friabile ma anche facilmente modellabile. Tant’è che durante il Seicento l’intera Lecce antica fu costruita con questa pietra, bianchissima appena estratta ma purtroppo tendente a sporcarsi molto presto. Sono gli anni del barocco leccese.

Curiosità: le cave sono visitabili, anche quelle private se ci si accorda con il gestore. Scendendo in profondità occhi aperti: potreste avvistare una volpe, leggere un messaggio d’amore inciso da secoli nella roccia o trovare i resti di piante e animali marini incastonati nella pietra. Un tempo, infatti, il mare arrivava fino a lì e come vi racconterà la gente del posto, le pietre parlano!

parco delle cave salento

cave pietra leccese cursi

lampada in pietra leccese

Un tour che si rispetti tra le cave di pietra non può che terminare lì dove invéro tutto ha inizio: le aziende che oggi lavorano la pietra trasformandola in opere d’arte. Tra le imperdibili sul territorio ci sono Bianco Cave (Melpignano), Pitardi Cavamonti (Melpignano), Marocco (Corigliano d’Otranto), Midiva (Corigliano d’Otranto) e Pethre (Melpignano). Entrare in ciascuna di queste aziende significa ritrovare la tradizione al fianco delle più moderne macchine a controllo numerico, capire come la tecnologia può aiutare la cultura soprattutto in caso di patrimoni deturpati da calamità naturali o dalla barbarie umana.


MAGLIE

Al Sud è facile trovare paeselli dai confini invisibili ma la toponomastica la vince sempre, specie quando si tratta di rivalità, anche tra gente che abita sul lato destro e su quello sinistro di una stessa strada che fa da spartiacque tra due Comuni. Tra Cursi e Maglie funziona proprio così: una strada separa (e unisce!), i due paesi e pure la gente del posto. Maglie però è un pochino più grande di Cursi: conta 15mila abitanti anche se ha più negozi che persone (cit.), ed è famosa per il ferro battuto, le falegnamerie, Aldo Moro che è nato proprio qui, ma pure per il punto a maglie. Fuori gli uncinetti, fanciulle!

Maglie è la tappa numero due di questo viaggio nella Grecìa Salentina e, come ogni antico borgo del Sud Italia che si rispetti, custodisce silenziosamente la storia della sua gente chiusa dietro le finestre di palazzi nobiliari. Se sarete fortunati, saranno proprio loro, le famiglie ereditiere, a raccontarvi dei fasti di un tempo e di quel che ne rimane. Due esempi di tanto splendore sono Palazzo Tamborino e Palazzo Arabesco-Aprile. Mentre il primo è un palazzo d’epoca privato, abitato dagli eredi della famiglia, il secondo invece è una lussuosa location dedicata a eventi privati, matrimoni e sfilate di moda.

Tra gli specchi Liberty, gli affreschi simbolisti di Antonio Montefusco, con tanto di satiri cornuti e sirene infoiate, e i corridoi inquietanti di Palazzo Arabesque io ci ho bellamente lasciato il cuore perché mai e dico mai ho avuto l’onore di visitare un luogo dall’aura mistica come quello. Son gusti, qui lo dico e lo ribadisco: non può piacere a tutti. Non può piacere a tutti l’idea di avere una sala da bagno (non da ballo, ma la grandezza è quella lì!), con le pareti dipinte di blu profondo e viola intenso, per ricordare gli abissi marini. Né a tutti può far piacere godere del fresco della sera in giardino, illuminati dalla fioca luce delle fiaccole posizionate dentro enormi candelabri a forma di drago nero o piovre assassine. Lo comprendo. Ma c’è magia in quel palazzo e se siete amanti del Liberty, dell’architettura d’inizio Novecento e un pochino del Barocco italiano, questa è una tappa imperdibile in Puglia.

palazzo arabesco aprile maglie bagno liberty

palazzo arabesco aprile maglie piovra

palazzo arabes

palazzo arabesco aprile maglie simbolismo

Maglie merita di sicuro una visita di almeno 24 ore, non fosse altro che per rinfrancare lo spirito a fine giornata con uno dei cocktail di Dario De Luca, in arte Kokopelli: fichi ed estratto di ciliegia oppure gin, peperone e zenzero e ancora barbabietola e zenzero. Lo trovate nel suo Caravan gipsy durante il Farmers Market organizzato dall’Istituto Agrario Lanoce. Dario non si ferma mica lì ed è pronto ad allietare voi e i vostri ospiti durante matrimoni, feste private e cocktail party con prodotti rigorosamente bio e a km0.

gipsy caravan kokopelli


CUTROFIANO

La fermata numero 3 è Cutrofiano. Il nome di questo assolato paesello è assai simpatico perché porta con sé il ricordo di una parola antica, u cutrubbu, l’orcio in cui un tempo si conservavano i fichi secchi – o le frise – per essere poi consumati nei mesi a venire. Dal nome dell’orcio viene anche il modo di dire parlare nel cutrubbo, ovvero a bassa voce e in maniera incomprensibile, come quando si borbotta o si ha paura di esprimersi. Voce del verbo cutrubbare, gente!

Il legame tra l’orcio e il nome della città è assai semplice: a Cutrofiano è forte la tradizione della lavorazione delle ceramiche tant’è che proprio qui resiste l’arte della famiglia Colì, maestri ceramisti sin dal 1650. Una tappa imprescindibile per conoscere la storia artigiana del Salento è quindi Nuova Colì. Lì troverete Antonio e Ferdinando, padre e figlio, due generazioni a confronto che guardano dritto nella stessa direzione: non dimenticare la tradizione!

ceramiche lecce nuova colì

ceramiche leccesi nuova colì

Ferdinando ha finalmente risposto ai miei dubbi amletici:

  • Perché la terracotta, prima di essere usata, deve stare in immersione in acqua? Perché altrimenti si spacca, sapevo io. E invece no: la verità è che l’immersione in acqua leva definitivamente l’odore di terra evitando che il cibo prenda quel sapore lì durante la cottura.
  • Che me ne faccio delle terracotte rotte? Si buttano via perché sono cancerogene, mi dicevano. Errore: a parte piantarle in giardino, perché la terracotta dalla terra viene e alla terra torna, oggi non è più necessario buttarle via in quanto vengono realizzate esclusivamente con colori e materiali privi di piombo. Un tempo invece, ogni artigiano si creava il suo smalto fondendo scarti d’ogni genere e lì nelle vecchie ceramiche sì che il piombo tossico c’era!

CORIGLIANO D’OTRANTO

Immancabile una puntata a Corigliano d’Otranto non soltanto per far visita alle aziende di cui sopra, dedite alla alvorazione della pietra leccese, ma soprattutto perché è qui che nel 1898 ha inizio una tradizione che ha portato il nome della Puglia ovunque nel mondo.

Galeotta fu una festa di paese durante la quale avveniva la parazione del Santo: si tratta di un allestimento luminoso che, a fine Ottocento, poteva essere realizzato soltanto con le lampade a olio dotate di paralumi colorati. Immaginate voi, cinquecento quintali di Statua del Santo portati a braccio dagli omoni più corpulenti del paese, col rischio di ustionarsi in nome di Dio.

Magia, ignoranza o devozione, chi lo sa, fatto sta che in poco tempo l’arte dei maestri paratori diventa quella delle luminarie di Mariano Light. Non semplici archi luminosi da festa paesana ma vere e proprie architetture giganti degne di uno sceicco saudita!

luminarie mariano light

 

mariano light progetto luminarie

Perché così è: dallo sceicco saudita alle fastose nozze indiane di qualche anno fa a Fasano, fino ai grandi brand della moda come Bulgari, in molti hanno scelto le luminarie di Lucio Mariano, erede dopo il nonno Salvatore e il papà Eliseo, di un’arte incantevole e maestosa.

Il mio obiettivo principale per il futuro, è di riuscire a parlare attraverso le mie scenografie, senza che qualcuno debba descriverle in maniera articolata. Un messaggio che non abbia bisogno di parole perché sia la luce stessa ad esprimersi, cercando di trasmettere ad ognuno di noi delle emozioni.

Lucio Mariano

Fateci caso: ovunque vi troverete nel mondo, un esempio delle luminarie pugliesi potrebbe essere proprio vicino a voi. Per strada, ad allestire una vetrina o rivestire un palazzo, lungo le vie della città o in cima ai monumenti più importanti. Qualche esempio: le luci d’artista di Torino, il serpente gigante di Bulgari che come una collana avvolge palazzi e vetrine, l’albero d’ulivo in cima a Trinità dei Monti, l’illuminazione natalizia di Via Condotti a Roma, le scenografie del film Oggi sposi e, immancabili, le grandiose architetture di Scorrano in occasione della festa di Santa Domenica e l‘armamentario luminoso della Notte della Taranta, a Melpignano (LE).

Signori, addirittura i cerchi di Cosenza in Piazza Bilotti (un tempo): indovinate chi li ha realizzati? 🙂

cerchi cosenza mariano light

Se proprio siete curiosi – e io vi suggerirei di esserlo – a Corigliano d’Otranto vi aspettano oltre 8mila metri quadrati tra fabbrica, studio di progettazione e showroom. Ecco un assaggio dal mondo fatato delle luminarie Mariano!

Insomma, amici miei, ci saranno momenti in cui non avrete abbastanza occhi per lasciarvi incantare da tutto questo. Se la meraviglia esiste si trova proprio lì dove non te l’aspetti e per me il Salento è stato tutto questo: meraviglia e stupore ad ogni angolo di strada, nelle parole di chi me lo ha raccontato e nelle mani di chi me lo ha mostrato. A voi scegliere infine se morire di caldo in una cava leccese o spaparanzati sulla battigia di Fuscaldo con 7 kg di anguria nello stomaco. Buona estate!

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.