vita da freelance a sud

La mia lunga – gioigloriosa – vita da freelance

Ho diverse amiche freelance. C’è la traduttrice, la blogger, la fotografa, la cooperante internazionale, l’imprenditrice nell’enogastronomia. Sono tutte donne stupende e piene di energia, che delle loro passioni hanno fatto un mestiere all’insegna della libertà. La libertà di essere freelance.

Queste amiche le ho sempre invidiate per la loro libertà, costruita un passetto dopo l’altro, puntando dritto al risultato. La mia è un’invidia sana, piena di ammirazione oltre che di consapevolezza, perché infondo non avevo bisogno di trascorrere anni seduta dietro a una scrivania in azienda per comprendere che la vita da freelance è bella ed è proprio il genere di vita che vorrei.

A modo mio ho immaginato la vita da freelance associandola ad altro. Ma la verità è che finché non provi non sai di che stai vaneggiando.

Mentre a Milano saltellavo da un’azienda all’altra, ho cercato invano la vita d’agenzia perché un pochino, nella mia testa, aveva a che fare con la vita da freelance. La metà di quelli che ci erano passati ne hanno dette peste e corna a riguardo: la vita d’agenzia ti toglie la vita, la vita d’agenzia è tremenda, non stacchi mai. Eccetera. Ma a me le cose che non conosco piacciono un sacco e l’ho sempre sognata ad occhi aperta, quella vita. Avevo pure stilato la classifica delle Web Agency di Milano con cui avrei voluto collaborare: We Are Social e Logotel le prime, due realtà splendide (che per fortuna ho avuto modo di conoscere poi), di cui sarebbe stato davvero, davvero bello poter entrare a far parte. Ma vabbé, quell’occasione lì non è arrivata, là fuori c’è gente ben più capace di me e pazienza, è la legge del mercato.

Essere freelance a Sud

Quel che ha dell’incredibile però, è che le cose arrivano quando smetti di cercarle. Un giorno ti prende un raptus, ti licenzi da un indeterminato, torni a Sud. Vai a vivere in campagna. Al mattino ti affacci dal balcone e vedi la valle, le montagne, la neve, le capre, i gatti. I gatti! I gatti passeggiano tronfi e satolli sotto l’uscio di casa e mangiano il cibo che gli do io. I gatti! Un giorno hai un raptus e butti via 10 anni di pianti e sgomitate per trovare uno straccio di lavoro lontano dalla tua terra, pure. Perché la busta paga a fine mese è bella, un lavoro a tempo indeterminato ti regala sonni tranquilli ma tu no, proprio no, la scrivania 8 ore al giorno non la reggi più. Ernia del disco a parte.

La cosa incredibile è successa allora, quando tutto sembrava stesse andando a scatafascio e invece la vita d’agenzia è arrivata, ma non a Milano, bensì a Cosenza. Sì, a Sud!

A Sud esistono Web Agency e agenzie pubblicitarie degne di Logotel e We Are Social, e questo è il primo di innumerevoli insegnamenti di cui il mio nuovo Sud mi ha fatto dono. Certo, le agenzie di Cosenza non hanno il calcio balilla in mezzo all’area relax (e neanche l’area relax), ma chissenefrega! Anche a Sud esistono le agenzie di comunicazione e sono belle, piene di gente bella, si lavora (parecchio), le ferie non esistono, il weekend non esiste, si discute di progetti tra una crostata e un caffè, si chiacchiera animatamente col cliente, si perdono clienti e si conquistano clienti, si va agli eventi a Milano e a Bologna con enormi sacrifici di tempo, soldi e salute mentale. Sì. A Sud si fanno un sacco di cose e la mia vita lavorativa non m’è mai sembrata tanto dolce.

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La questione riguarda i punti di vista, le scelte che uno decide di fare per sé e per la sua vita. La vita da freelance non è per tutti e nemmeno quella dietro a una scrivania. Per capire qual è la vita adatta a noi, quella che non ci provoca l’acne nervosa, pianti incontrollabili o rotture di storie d’amore decennali, servono anni! Anni di ricerca, di analisi, di pazienza. Il giorno in cui comprendi qual è il tuo posto nel mondo – lavorativo -, quel giorno lì il mondo – lavorativo – assume tutto un altro colore 🙂

5 ragioni per cui i freelance sono poveri ma felici

1. Non avrai colleghi di merda tra i piedi

Il che, dopo le ultime due esperienze di lavoro, per me significa niente più professoressine snob, psicopatiche isteriche e leccaculo ignoranti tra i piedi. Le donne poi, sono delle merde. Mentono spudoratamente, alcune più di altre. A Cosenza più che altrove nel mondo.

2. Non avrai altro dio che te stesso

E il cliente, ovviamente. Se ti andrà bene, il tuo cliente pagherà e non farà mai troppe storie. Se ti va male, il cliente penserà di saper fare il tuo lavoro meglio di te. In entrambi i casi la conclusione è che il cliente senza di te non potrà mai far meglio, a meno di doversi affidare a un altro freelance come te, un’agenzia o fare lui stesso un iter di formazione lungo e costoso. Ma la faccenda è che il cliente vuole guadagnare risparmiando e (regola numero 3) un bravo freelance sa dire NO ai clienti così. Io ancora non lo so fare, ma speriamo che me la cavo.

3. Potrai dire NO a un lavoro che non ti garba

Se il tuo capo in azienda un bel giorno ti dice: “Domani parti per Istanbul e ci resti“, tu che fai? Dici di no? NO, non puoi. Se un bel giorno il signor Sturalavandini Pepper viene a chiederti una consulenza, ma Sturalavandini Pepper è 1. tirchio, 2. presuntuoso, 3. ha un prodotto invendibile tu che fai, accetti la consulenza? NO, PUOI DIRE DI NO! Ecco la fantastica – enorme – libertà del freelance che, diciamocelo, non caga soldi, è che ogni tanto si può pure permettere il lusso di essere snob e dire di NO al CdM (Cliente di Merda). Cioè, non è che lo stipendio a fine mese mi faccia schifo, ma a un certo punto si palesa la faccenda delle scelte: scelte di vita, scelte importanti. Tu come ti vedi tra quattordicimila anni? Io no di certo gobba e ciecata dietro a una scrivania, ma felice di un lavoro di cui ho pienamente le redini tra le mani.

4. Non avrai più un armadio bianco/nero

Non perché sia interista, ma perché ho lavorato in aziende che imponevano pure il dress code, per chi non lo sapesse, il dress code tipico dell’azienda milanese è il grigio. Se un armadio bianco e nero, pieno zeppo di camicie e tailleur allora gente, c’è qualcosa che non va! Non è possibile che uno vada in giro 5 giorni su 7 vestito come se fosse il testimone dello sposo!

5. Potrai mangiare pane e Nutella mentre fai riunione

Ecco. A me una volta è successo di entrare in riunione e di uscirne CINQUE ore dopo. Una di quelle riunioni sui perché e i percome dei bulloni che soltanto le mie ex colleghe potranno comprendere. Una riunione senza ACQUA, senza CAFFE’ e soprattutto senza GABINETTO. CINQUE ore senza GABINETTO. Ora capirete bene che fare la pipì è fisiologico e che provocarsi la cistite per una riunione su viti e bulloni è puro masochismo. Ecco, la vita da freelance è una vita senza cistite, il che per una donna vuol dire tanto.

Insomma, sono più povera di un tempo ma pure più felice. Così ha avuto inizio la mia lunga, felice, vita da freelance. E non la mollerei per nulla al mondo.

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.