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L’Artigiano in Fiera e le vie dell’Oriente

Negli ultimi quattro anni, cascasse il mondo e tutti giù per terra, alla tradizione dell’albero di Natale l’8 dicembre si è aggunta quella delle sgomitate lungo i decumani de L’Artigiano in Fiera. Quest’anno, memore dei lividi che mi son portata a casa durante l’edizione 2014, ho optato per la partenza intelligente. Dall’alto di cotanta esperienza da visitatrice senza trolley, armata esclusivamente di santa pazienza e scarpe comode, posso finalmente affermare che il giorno ideale per visitare la fiera è il primo, appena aprono i cancelli.

Come tradizione vuole, all’ingresso Jack si procura una mappa dell’esposizione, perché da bravo master di GdR – Giochi di Ruolo, nda –  vuole avere ben chiara la situazione e localizzare sin da subito l’area gastronomica: del resto, con tutto quell’ambaradan di profumi, come si fa a non mangiare dall’inizio alla fine della visita? I bretzel te li tirano dietro neanche fossero coriandoli a Carnevale, insomma. Ma questa è un’altra storia.

La storia di oggi invece è quella di un viaggio sentimentale verso Est, quello più vicino a casa nostra, oggi così temuto eppure tanto sconosciuto. Le prime 2 ore io le spendo ormai di consueto a zonzo tra gli stand del Medio Oriente, a caccia di spezie e profumi di una terra che sento sempre più vicina a Casa mia: accogliente, caldo, giallo e rosso. Questo è il mio Oriente.

Gli espositori del cuore a L’Artigiano in Fiera di Milano

Nel cassetto conservo il sogno di un viaggio zaino in spalla attraverso la Turchia, lungo il confine arabo, fin dentro la Siria e oltre, fino in India. Terre di cultura millenaria come poche altre, Siria e Turchia sono passate  agli onori della cronaca per questioni politiche e morali di cui non sarebbe corretto discutere in questa sede. Quel che resta però è il mio personale – anche se forse sciocco – modo di continuare a sognare quella terra così com’era prima di tutto questo. Perché c’è un prima in cui esistevano città di persone, di case, di scuole e strade e mercati, e io l’ho amato molto quel prima che oggi non c’è quasi più. E allora, presa da nostalgia, ogni anno mi nascondo dietro un falso desiderio di vanità e la mia prima tappa diventa la Siria, dove faccio scorta di Sapone di Aleppo per un anno intero.

sapone di aleppo

Quest’anno potete trovarlo in tutte le sue varianti, con maggiori o minori percentuali di olio di alloro, nel Padiglione 5 da Linea Delfino (stand C62), da Sonekam Naturvitale (stand D19) e da Hazzouri Art e Natura. Io l’ho comprato da una ragazza dolcissima che si è fatta tempestare di domande e mi ha spiegato meglio la differenza tra il sapone gel e la saponetta in barretta. Il gel, per la cronaca, lo usano gli uomini soprattutto per lavare i capelli, perché li lascia un po’ ispidi. Le donne invece usano la barretta per detergere il corpo, soprattutto in virtù delle proprietà distensive dell’olio di alloro sulle pelli secche o irritate. Io in verità lo alterno anche al sapone di Marsiglia, per fare il bucato. L’odore forte di terra e olio mi riporta in un mondo antico, fatto di aria pulita e spazi luminosi.

Il viaggio in Medio Oriente prosegue poi verso la Turchia, dove non compro praticamente mai niente perché una casa mia io non la ho, ma se l’avessi la riempirei di ceramiche e lampade: resterei per ore lì a lasciarmi incantare dal turchese dei mosaici turchi, come fossi davvero a Sultanahmet, la Moschea blu di Istanbul. In Turchia poi, mi piace ficcanasare negli stand delle spezie, un modo semplice e veloce per farsi catapultare in mercato rionale, che sia a Istanbul, a Marrakech o a Bagnara Calabra.

Tra polveri di zenzero e tabasco, infusi ai frutti rossi, profumi solidi al muschio e ambra, e pietre pomice dall’eterno potere levigante, il viaggio prosegue verso Est là dove ha inizio l’Oriente mistico: arrivo in India e mi perdo tra mille tessuti sgargianti, gli stand si aprono come i negozietti fatiscenti di Sudder Street a Calcutta, che ho visto mille volte nelle fotografie della mia amica Marta, e immancabile il suono sinuoso delle campane tibetane mi chiama a sé. Quest’anno, tra l’altro, ho visitato per la prima volta lo stand di RammerDrum  (stand E21, padiglione 1) dove il mio prode fratello batterista avrebbe piantato radici e speso un capitale in percussioni. RammerDrum è un produttore di tamburi armonici fatti a mano, tutto made in Italy (sono di Napoli!). Alzi la mano chi non si è mai incantato ad ascoltare un artista di strada mentre suona il suo Handpan. Ecco, loro creano magie simili.

Come ogni anno, usciamo dall’Artigiano in Fiera con una nuova campana Tibetana. Nostra, da regalare, da suonare in metro al rientro, non importa. Resta con noi quel tanto che basta per svuotarci le orecchie dal vociare della giornata, giusto il tempo di portarci ogni volta indietro, su per le vie di Damasco, lungo il Mar Nero, tra le capre del Cashmere e sulle vette dell’Himalaya alla ricerca del mio animale totem, il Panda Minore.

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.