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Libri feroci per aspiranti sinesteti

Cosa fosse un libro feroce io non lo avevo ancora capito fino al lontano 1999, anno in cui ebbi tra le mani – finalmente – Dio è un proiettile, di Boston Teran. Stava lì, in bella vista nella vetrina dell’unica libreria di Vibo Valentia e mi chiamava. In casa McFriend si leggeva molto poco. Nessuno ha mai capito da dove sia venuta fuori questa mia passione per i libri. Ai tempi, mia madre non ci credeva che quei soldi lì io li volevo per comprarmi un libro, mica le sigarette. E infatti ho dovuto aspettare Natale per averlo, e alla fine l’ho avuto, ed è stato terribile. Terribile. Perché a 14 anni – tanti ne avevo nel 1999 -, un libro così cattivo lo divori senza nemmeno capire se è scritto bene oppure no, se la Mondadori lo abbia fatto rileggere a un editor, oppure no, se quella copertina c’entri davvero qualcosa con la trama, oppure no. A 14 anni, un libro che parla di inseguimenti e bassifondi urbani, di una certa Gabi adolescente rapita da una banda di balordi e di una caccia in corsa lungo il confine sabbioso del Messico che fai, non lo leggi tutto in una notte? Lo leggi, anche se la risposta a tutte le precedenti domande è no.

Col tempo ho imparato a riconoscerli dalla copertina quei libri lì, quelli che ti lasciano con la bocca impastata di sabbia e sgomento. Li apro con trepidazione perché a me, che sono innamorata della street photography, leggere storie capaci di restituire l’immagine vivida degli angoli puzzolenti di piscio stretti tra le palazzine del Bronx, delle infinite high ways americane color del sangue, delle luci basse a far da occhio di bue ai volti scavati di chi vive la strada, a me, quei libri lì, regalano l’emozione di guardare oltre e lasciarmi stupire. Cosa me ne faccio di leggere storie banali, storie di amori e lieto fine, se mi trattengono qui, ferma nella mia sedia?

Sorry, dell’impronunciabile Drvenkan Zoran, ad esempio, è uno di quei libri feroci che ho scaraventato ripetutamente contro la parete di fronte al letto prima di andare a dormire. Perché mentre la leggi, la storia di questa agenzia nata per chiedere scusa alla gente al posto di  quelli che il coraggio, di chiedere scusa, non lo hanno mai trovato, pensi che Cavoli, è originale per davvero, ma anche che Cavoli, questi nord europei sono davvero dei criminali, perché uccidono come recitano, senza nemmeno inarcare un sopracciglio. E allora ha inizio un conflitto interiore per cui sì, vorresti proprio vedere fino a che punto si spingeranno nella loro insanità mentale, però forse sarebbe meglio farla finita qui perché insomma, i libri feroci sono queli che ti turbano, ti fanno star male. Ti fanno pure arrabbiare e tu non ne hai bisogno.

Ad esempio i libri di Paul Auster. Orsù, parliamone di come Paul Auster prima ti trascina sotto braccio in un cafè parigino facendoti accomodare al tavolino infondo al locale, dove l’aria si fa satura di profumo di vaniglia e sigarette Multifilter, e poi ti molla lì da solo, facendoti pure credere che c’è un karma per tutte le Margot ricattatrici di Parigi e per tutti gli Adam bipolari del mondo. Perché non c’è, il karma. Non esiste in quelle storie lì. Il karma nei libri feroci è come la fortuna di Zenigata: non acchiapperà mai Lupin e, quell’unica volta in cui finalmente lo avrà preso nel sacco, un improbabile e nostalgico pietismo glielo farà restituire alla libertà. La conclusione a certe storie non è la parola FINE, ma è un elegante Chi t’è muort, à la cosentina però.

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Di queste finezze letterarie ne dedicherei parecchie al nostro Nicola Lagioia, ma con stima e affetto, sia chiaro. Perché Nicola Lagioia un pregio grande lo ha ed è quello di aver studiato bene cos’è una sinestesia. Finalmente o purtroppo, La Ferocia ha trovato posto nella libreria di casa. Ed ora, tacessero per sempre Clara, Michele e tacessero anche tutte le comparse di questa storia senza amore. Le pagine di un libro così si chiudono su se stesse come il sipario cala su una tragedia greca. La fine dà inizio alla liberazione dalla pesantezza di una storia lontana, che ha trovato spazio in una terra altrettanto distante da qui e ora al punto da non sembrarmi vera una Puglia così buia, cresciuta nel lampo di una notte ai bordi di una tangenziale, sotto lo sguardo freddo delle insegne delle pompe di benzina. La sinestesia, invece, quella è diventata di casa dall’inizio alla fine di questo libro, così come di tutti gli altri libri feroci.

Ne esci stravolto nei sensi, se chi scrive è bravo. Gusto, tatto, vista e tutto il resto si confondono e finisci col sentirle davvero le falene che ronzano sotto il neon, la terra umida scavata nel giardino di casa e la sabbia viaggiare a 100 km orari nell’aria fuori dal finestrino di un’auto in corsa. Ti circondano e ti si avvinghiano addosso con ferocia, queste presenze, perché senza di te, lettore, non esisterebbero. E loro sono bravi a raccontalo e voi dovreste sincerarvene coi vostri sensi.

Photocredits: Gaetano Bigi.

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.