freddie-mercury

Abbasso i bagarini ai concerti, viva Google!

Nel lontano 2001 in casa McFriend si navigava a 2 euro l’ora, dalle 22 alle 4 del mattino. Un modem scassato della Telecom, stipato sotto la cassettiera della scrivania, da solo bastava a svegliare mezzo vicinato. E all’epoca Google non esisteva. O meglio, esisteva ma in un’accezione trascendentale perché materialmente, ai tempi, Google non era il motore di ricerca preimpostato da tutti i browser.

Ecco, come si viveva ai tempi in cui Google non c’era io non me lo ricordo piú e quando devo comprare i biglietti per i concerti o tento la sorte al botteghino o mi attacco all’e-commerce di TicketOne. Certe volte però perdo pezzi di settimane tra una corsa e l’altra, il tempo fugge e i concerti fanno sold out in una notte.  E quindi Google aiutami tu perché io ai bagarini che stanno fuori dai concerti, soldi non gliene do.
È così che ha inizio l’odissea degli onesti, quelli che al concerto ci vogliono andare pagando il biglietto per il solo piacere di ascoltare della musica dal vivo, quindi né a gratis né al prezzo di un mutuo in banca né per guadagnarci alcunché. Come trovare i biglietti dell’ultimo minuto diventa quindi un’arte che si acquisisce in meno di 12 ore. Un’esperienza tantrica da affrontare con mano ferma e convinzioni salde, tutta volta alla fortificazione dello spirito e all’aguzzamento dell’ingegno. Chi ne esce vittorioso è qui tra noi per raccontarlo.

Lo scandaglio della rete ha inizio su Facebook. Se il concerto in questione è grosso, roba da Mediolanum o da Ippodromo,  su Facebook proliferano gruppi ed eventi a tema, dal Dove mi conviene comprare il merchandising, fuori o dentro i cancelli, ai bicibus per raggiungere su due ruote il posto sfidando la morte in compagnia, perché la verità è che Final Destination non ci ha insegnato un bel niente. E poi ci sono loro, i gruppi e le pagine dei disperati, le cui bacheche sono tempestate di appelli con tanto di offerte in beni e natura a colui o colei che svolterà la giornata di noi, scriteriati ritardatari del giovedì.  È qui che ha inizio la ricerca e bando agli eufemismi questa è peggio di una piazza del mercato a Marrakech. In poco meno di 5 messaggi privati uno si scopre ad avere una verve commerciale da far invidia all’Ufficio Acquisti di Scrooge.

Facebook è oggettivamente un luogo ostico se non sai dove cercare e in certi anfratti diventa più ostico di un viaggio sui Carpazi giacché è questa la tana di personaggi balordi che tentano di venderti la propria madre insieme ai biglietti. Ed è pure l’angusta alcova in cui alberga il risentimento di quello che ti racconta la storia della tizia che lo ha lasciato a 2 giorni dal concerto – quanta cattiveria queste donne! – e blabla e blabla, dopo 100 righe di chat non ha capito che tu ti occupi di marketing di prodotto e non sei Alberto Castagna. E poi ecco, a questo punto certi smadonnano e i toni si accendono perché tu, ‘sto biglietto, rincarato del 30% – ‘che loro c’hanno pagato pure la transazione sul sito con la Visa, oh! – tu proprio non glielo vuoi comprare, e allora capisci che è davvero arrivato il momento in cui è bene abbandonare la nave e far rotta verso altri lidi.

Questo è il momento in cui arriva San Google. Perché non c’è Kijiji o CambioBiglietto che regga il paragone col buon vecchio Google. Digiti 3 parole chiave in croce – vendo biglietti concerti Milano ? – ed è un attimo, si materializzano creature celestiali oneste e sincere il cui unico obiettivo è renderti felice. E ci riescono. Il che è cosa rara, ma ci riescono eccome perché di biglietti ne hanno non uno, non 5 da vendere insieme, non due nella tribuna Gold ma due, DUE, in un anello plebeo, di quelli per gente comune con poche pretese. TU.

Dopo poco meno di un paio d’ore le creature celestiali si materializzano pure ad un appuntamento di quelli loschi in cui abbondi di segni particolari che nemmeno credevi di possedere, non un neo sul labbro superiore ma un  “Mi riconoscerai perché indosso un maglione rosso a pois e tengo una biro in bocca sempre, la mastico compulsivamente”, appuntamenti loschi ai tornelli delle metro, in una remota stazione della metro, preferibilmente al capolinea. Fermate come Porto di Mare io le ho sempre e solo lette sui pannelli informativi ma certe circostanze ti aprono le porte su luoghi mitici della città in cui vivi perché sì, Porto di Mare è una fermata della metro, a Milano dove il mare non c’è. Eppure esiste.

Di tutto questo, dei biglietti, le trame, la profonda conoscenza della toponomastica, il lancio delle keywords a muzzo sulla barra di ricerca e molto altro, dobbiamo ringraziare solo Google e il suo potere pervasivo di motore delle nostre vite, senza cui in certi casi saremmo persi. Persi. Ma Esso esiste e ci salva il deretano in più di una occasione e dobbiamo ammettere questa verità e dire viva Google, gloria a Mr. Jhon Google oggi e sempre e abbasso i bagarini.

Photocredits: Punakettu
virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.