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Come farsi del male con un libro (bellissimo) – l’invenzione della madre

Caro Marco,

Giacché il 18 aprile non sarà cosa mia d’esser lì alla libreria Open di Milano a farti un paio di domande su L’invenzione della madre (Marco Peano, 2015, minimum fax, 14 €), ‘che di certo salterà fuori qualche divina urgenza delle ore 18, colgo l’occasione per scriverti questa lettera dal tono babbonatalesco per ringraziarti.

Grazie per aver scritto L’invenzione della madre, proprio ora che in casa McFriend si sta vivendo il 2002 di Mattia. Siamo a ridosso della zona franca e parole come parrucca e Metotrexate le stiamo pian piano riponendo nel cassetto, ognuno a modo suo. Dunque, tu col tuo bel libro, arrivi in casa McFriend come un rasoio di Occam: andiamo avanti? Rimaniamo qui? E io che ne so!

La storia di Mattia insegna che quando la porta si apre difficilmente si richuderà, indipendentemente da come andrà a finire. Un vocabolario fatto di astrusi nomi propri e “cose” fino ad allora inesistenti, diventa in giorni che scorrono rapidissimi il vocabolario di una vita insieme, e gesti prima d’allora lontani diventano tuoi, miei, nostri.

Nella quotitdianità di una famiglia entra la quotidianità di molti e finisce col prendere posto a tavola: “Mattia, mi passi il Diflucan, per piacere?”, “Caro, potresti andare a comprare un litro di latte, una confezione di Megacort e 6 uova, per favore?”. A volte diventano un ricordo, spesso restano una realtà.

La storia di Mattia insegna anche che questo non è un male. Tutti i membri della famiglia McFriend, cane incluso (bon’anima!), hanno attraversato i 5 anni correndo dritti verso la base. Obiettivo: fare touchdown sulla zona franca. Siamo stai tutti assai bravi, come Mattia. Di là c’era il vero protagonista della partita, di qua il resto della squadra. Molta gente non ci pensa che questa è una partita che si gioca tutti insieme, e che la si perda o che la si vinca, sempre insieme si rimane. Per fortuna dico, perché se ne esce diversi, quando si decide di esserne usciti. Non è la morte a deciderlo.

Mattia, alla fine, di laurearsi o sposarsi non c’aveva mica voglia, vero Marco? A me quella povera ragazza che gli hai messo di fianco m’ha fatto assai pena. Infatti, fammi essere onesta fino in fondo, le sue battute non le ho sottolineate perché la prossima volta che rileggo L’Invenzione della madre non ho intenzione di incontrarla di nuovo ‘sta tizia. E nemmeno quei due sbirri. La nonna di Mattia sì invece, perché non ho ancora capito bene se ha i capelli grigi e le mani di burro, e a me piacerebbe fosse così. Mi farebbe sentire meno incazzata, perché l’unico sentimento che ho provato leggendo il tuo libro è stata la rabbia figlia dell’impotenza. Del fatto che invece mi hai fatto fare una marea di figure di merda in metropolitana, tante son state le lacrime che ho versato, ne vogliamo parlare, eh!?

Io comunque una domanda seria vorrei fartela.

Ti è servito scrivere questa storia, Marco?

A me sì. Nel mio cassetto c’è una storia tanto simile a questa, fatta di pensieri confusi a cui forse un giorno una mano darà una forma. Non la mia mano, non ne sarei capace. Quegli appunti stanno proprio sul fondo del cassetto , che poi è una cartella archiviata nel mio pc, perché è lì che voglio che stiano. Se li riaprissi significherebbe che siamo già nel 2003 di Mattia, se li lascio lì chiusi forse rimarremo tutti a galleggiare per sempre in questo 2002. Non lo so. Io sto qui. I fogli stanno lì. Ancora deve nascere quell’editor che li editerà.

Nel mentre caro Marco ci hai pensato tu a dire quello che volevo sentirmi dire in questo momento, ‘che comunque andrà il tempo non sarà mai abbastanza per salutare una ad una tutte le piccole cose che hanno popolato una vita ma sarà stato un tempo sufficiente per raggiungere la base insieme.

Se sei arrivato a leggere fin qui ti meriti un francofono “bravò!” e pure l’ennesima recensione, ergo brevemente la trama:

Mattia, il figlio, ha una madre malata di cancro. Mattia, sempre lui, il figlio, ha un padre stanco, una nonna novantenne, una fidanzata silenziosa e un datore di lavoro beone. Lavora in una videoteca e non sa dove sta andando finché la madre non accorre in suo aiuto scegliendo per lui una strada da percorrere insieme. Questa è la storia di come un figlio ha accompagnato sua madre attraverso la malattia, fino alla fine, ingoiandone il male e facendolo entrare nella propria vita per poi uscirne una persona diversa.

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.