daria petrilli sailing in the head

Tornare a scuola

Vivo a Milano da 3 anni e questi ultimi  36 mesi si sono rivelati utilissimi, a modo loro. A Milano ho capito quanto i miei studi siano stati inutili, quanto l’Università della Calabria sia un esamificio, quanto sia alta la competizione con l’Italia che va da Salerno in su e dunque quanto fosse necessario per me tornare a scuola. Intendiamoci: io ho difeso strenuamente la MIA università finché ho potuto, ma continuare a farlo oggi e alla luce di ciò che ho appreso significherebbe mettere la testa sotto la sabbia, come uno struzzo e a me gli struzzi non fanno tanta simpatia con quella loro aria da sottuttoio! Io la MIA università la porterò sempre nel cuore perché è lì che sono nate certe passioni immortali, perché è lì che ho incontrato docenti che sono stati padri spirituali, è lì che ho visto crescere idee e progetti giovani che sopravvivono con onore ed è lì che insieme agli amici del tempo ho lottato per ideali che son diventati capisaldi della mia morale.

Illustrazione di OScar Sabini: il primo giorno di scuola di un bambinio
Illustrazione di OScar Sabini: il primo giorno di scuola di un bambinio

Durante gli ultimi anni però, quelli in cui tra l’altro non ero nemmeno più una studentessa ma stavo al di là della barricata pronta a sedere in cattedra, ho anche capito quanto l’UniCal sia incapace di gestire la domanda/offerta di lavoro, quel poco che ne è rimasto in Calabria, e quanto sia stato inutile almeno per certi versi il corso di laurea che ho frequentato io, ai tempi Teorie della Comunicazione. Tra i 72 esami sostenuti in 5 anni nessuno mi ha insegnato una nozione tecnica che fossero i segni di correzione, come si impagina in Latex, cos’è la ROI e blablabla. Cioè, 72 sedute davanti a una commissione, pure qualcuna in più e neanche un micro manuale d’istruzioni per il mio primo giorno di lavoro. Male, malerrimo.

Ordunque cosa si fa per rimediare al danno? Si ritorna a scuola, naturalmente. Da ieri quindi VirginiaMcFriend aggiunge alla lista dei to do settimanali anche un bel Master, per non farci mancare nulla. Una roba altamente professionalizzante che solo il Sole 24 Ore poteva offrire e soprattutto una roba sociologicamente rilevante meglio di una notte passata a sfondarsi di rum nei peggiori bar della provincia di Cosenza.

Siccome in aula si studia molto  e pure di corsa a proposito di robe utili e interessanti per chi come me lavora o vuol lavorare nel Digital o nel Web Marketing, mi par cosa buona e giusta raccontarvi qualche pillola dall’aula reale del Master e condividere consigli utili per la professione. Da oggi e per 6 mesi quindi, tutta per il web una nuova rubrica, “Tornare a scuola: mettetevi un alert, seguite il blog, tatuatevi sulla pelle ‘sta cosa o semplicemente cospargete le pareti di casa con post-it a memoria dell’evento, ‘che qui si lavora per voi!

Una pubblicità di www.weareteachers.com
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Per non ammorbare sin da subito con questione serie, tecniche, pallose che oggi è soltanto martedì, il giorno del ripiglio, è bene tornare a scuola con un quadernino e una penna, come a settembre quando il primo giorno era bello perché la sera prima non dovevate preparavi la borsa Ecco, per rompere il ghiaccio, parliamo d’altro. Parliamo della mia parte preferita del mio primo giorno di scuola: l’autopresentazione alla classe.

Tre minuti per dire chi sei, quanti anni hai, da dove vieni e dove stai andando e questa, ve l’assicuro, è la parte più tragica di tutti i 3 minuti d’ansia in cui SANTO IL CIELO!, devi pure alzarti in piedi dal tuo posto in ultima fila nascosto tra i cappotti, benedetto sia l’inverno!

Ciao, sono Amanda e nella vita faccio una roba fighissima che mi frutta un sacco di soldi. Ho vissuto a Singapore dove lavoravo nel luxury, poi mi sono annoiata e son partita per Stoccolma  ma lì la vita era troppo out, cioè, quindi ho optato per l’Australia dove ho lavorato come PIHHHHHAR e fatto un sacco di surf “. Oh cara, moltimila complimenti a te e al tuo portafoglio dunque.

Ciao, sono Saverio e nella vita faccio il mestiere più di merda del mondo ma mia moglie mi minaccia di divorzio ogni sera e quindi me lo tengo per farla contenta. Nella vita, non so, magari vorrei… no guarda, non so, dovrei chiedere alla mia Signora“. Molto bene amico, molto bene, abbiamo un martire tra noi.

Un’aula di 30 persone certe volte è meglio di un vagone dell’Intercity notte diretto da Torino Porta Nuova a Paola: dentro c’è tutta l’umanità, tutta quella bella, quella brutta, quella che eviti come la peste in ufficio (e che puntualmente ti si siede di fianco), quella che vorresti abbracciare in metropolitana perché sta leggendo quel libro bellissimo che stai leggendo pure tu, quella che è la gemella sputata di quell’amica tua con un occhio verde e l’altro marrone (non come David Bowie, ma quasi), quella che vorresti aver avuto seduta di fianco a te perché fa sganasciare dalle risate e quella che parla di cose che tu non capisci e si illumina per cose che fai fatica a comprendere tipo del perché una scarpa è meglio di un’altra e del percome Elisabetta Canalis avrebbe fatto meglio a rimanere con George Clooney invece di ricorrere a quel matrimonio un po’ così… e blablablaissimo che ci vorrebbe un maledetto Blablaologo a dirigere quest’orchestra di voci stonate!

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Oh, ecco, il momento dell’autopresentazione io lo adoro perché è la summa della vanità umana oltre che della decadenza della mia generazione e mi fa sentire protagonista di una canzone di Silvia Salemi, circondata da 30enni frustrati con quintalate di capelli bianchi nascosti sotto ettolitri di tinta schierati sul divano di fronte a 30enni perfettamente padroni della loro vita che sanno esattamente dove stanno andando e io mi metterei pure a pedinarli per vedere dove diamine stanno andando e se ci stanno andando per davvero, ma poi mi ricordo che siamo a Millano e che forse è meglio farmi una manciata di fatti miei. E che dire dei 30enni manager da 10 anni, quelli io li adoro. Son nati laureati perché hanno un bagaglio professionale enorme sulle spalle, una 24 ore piena zeppa di enciclopedie di appunti e altisonanti nomi d’aziende sul curriculum ma poi, arrivati al nocciolo della questione, dimenticano di raccontare qual è il loro sogno nel cassetto e per citare un film spettacolare, Santa Maradona, io temo che neanche lo abbiano un cassetto. Ci sono poi i 30enni in crisi d’identità, che ancora piangono rimembrando quanto era bella la vita con una chitarra e uno spinello come se non ci fosse un domani, come se avessero l’artrite reumatoide e non potessero più arpeggiare, come se non potessero farsi una canna perché ormai sono troppo grandi per farlo. Ora? Ora che se anche mamma ti sgamasse non ti direbbe nulla? E infine ci sono i 30enni che hanno fatto la valigia e son partiti e quelli sì che li stimo un sacco perché hanno le palle quadrate, perché ti raccontano storie fantascientifiche di colloqui di lavoro in grandi multinazionali dove t’accoglie un manager in Converse, di lavori non pagati e corse a rincorrere i clienti grazie alle quali hanno imparato l’arte di correre sui tacchi, di quel primo mese a Milano in cui non avevano un letto e dovevano dormire sul pavimento e del loro terzo stage a 300 euro per il politico di turno.

hipster-glassesLa verità, infondo, è che io a scuola ci sono tornata anche per questo, perché in una città come Milano  il rischio di alienarsi è dietro la porta di casa e a dirla tutta e senza spocchia a me le storie degli altri piacciono molto. Ascoltare è il primo modo per imparare cose nuove e per conoscere nuovi mondi grazie ai quali in un giorno non troppo lontano, si spera, la famiglia McFriend finalmente se ne andrà lontanissimo da qui.

 

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.

  • Saturilla mia… Mi fai ridere, mi fai commuovere, insomma mi rimescoli tutta XD

    Ma soprattutto, fatta la spesa in cartoleria per penne e quadernini carini? 🙂

    • Crispina <3 Fatta! Avevo pronti un borsellone pieno di pennarelli e matite colorate e un'agenda bellissima di quelle con la copertina che sembra laminata, con su un gatto blu assai sorridente, ma giunti al dunque ci han detto di usare i Pc, 'che sennò pare male in un master che si chiama "Professioni Digitali" usare carta e penna. Sarà!?

  • Test

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