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Non aprite quel libro. Istanbul è un’altra musica!

Oh cielo! Di libri odiosi, monotoni, insensati, arzigogolati ne ho letti ed ahime comprati tanti, ma questo… non aprite questo libro su Istanbul, che proprio non ne val la pena. D’andare a vedere Istanbul invece sì, ma questa è un’altra storia che poco c’entra con questa recensione.

Perché dico, una và allegra e spensierata al Salone del Libro di Torino, si fa ben un’ora e minuti vari di treno (e chi di professione fa il pendolare sa quanto il treno Milano – Torino sia impraticabile durante il weekend!). Insomma, una arriva bella bella dentro il Salone dopo la fila a imbuto (solo in Italia), l’afa di maggio peggio che ad agosto, le sgomitate e lo slalom tra i volantinatori all’ingresso e spera di investire quei suoi pochi euri in acquisti che si tramuteranno nell’affare del secolo in una notte di mezza estate a pagina 300. E invece no! Esci da Salone con questo che ti sembra l’affare del secolo e invece non lo è!

Cioè, il Fato me l’aveva anche predetto: compra un libro su Dublino, ‘che tra poco si parte in vacanza per l’Irlanda. Per pensare alla Turchia c’è ancora tempo. Ma io nie’… Sono finita col comprare un libro su Istanbul, ‘che da qualche parte bisognerà pur partire!

Per chi se lo fosse perso nella pagina dedicata alla storia di VirginiaMcFriend nella sezione “Sogni, aspirazioni e altre prodezze che la nostra compirà in un futuro prossimo non molto lontano” c’è anche “Conquistare la Cappadocia” che, sempre per chi si fosse perso qualcosa, si trova appunto in Turchia. Insomma, se non l’aveste capito, questo è un blog pro Turchia, pro kebab, pro hamam (con una M, dice il tizio del libro). E come potrebbe essere altrimenti, dite?

E insomma… me lo son trovato lì in mezzo agli altri fratelli, ‘che fa parte di una collana lunga un anno della Laurana Editore (mio dio, ne ha scritti pure altri undici!?!?!) e non ho resistito: Turchia + libri + sconticino. E’ diventato mio in zero secondi, mica potevo lasciarlo lì!

Questo autore ha un grande, ernorme, difetto sopra tutti gli altri, ragion per cui ho tanto detestato il suo stile, la sua ironia e il semplice fatto che abbia scritto non uno bensì dodici libri di viaggio: si lamenta del poco tempo (dicasi spazio) letterario a sua disposizione ma ripete almeno una volta ogni due pagine i seguenti concetti:

  • Orhan Pamuk è un Premio Nobel per la Letteratura e non se lo merita (certo amico, lo meriti tu…).
  • Istabul è una città metà europea e metà asiatica. Capitan Ovvio mode on.
  • Questo libro è uno di dodici dedicati ad altre città europee (e giù di elenco ogni santa volta, perché qui c’è gente che non ripassa le capitali europee dai tempi delle scuole medie, chiaro).
  • Io non sono uno scrittore ma un musicologo (ma poi mi citi nella sezione dedicata alla musica locale i Litfiba, certo).

Etcetera.

E poi, uno che parla male di Piero Pelù, consiglia alle coppie omosessuali in visita in Turchia di star impettiti come un pinguino, non sia mai un bacetto in pubblico, uno che mi dà orari e giorni di chiusura di tutti i musei di Istanbul (viva internet!) ma non mi dà nemmeno una chicca che sia una su una spezia tipica da provare al Gran Bazar o un aneddoto su quel misterioso tatuatore turco che si dice dipinga la pelle altrui con sangue di capra (dai che ve lo trovo io appena ci vado), insomma… uno che mi copia Wikipedia io come posso tollerarlo nella mia libreria?

Siori e siore, regalasi libro!

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.