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Non è la Rai

Poco meno di una settimana fa ho citato mamma Rai a proposito del canone e toh guarda cosa mi capita di fare in una gelida domenica di primavera a Milano? Ma d’andare a visitare la sede Rai di Corso Sempione, naturalmente!

Dopo una fila INTERMINABILE durata un’ora e mezza ce l’abbiamo fatta: siamo entrati anche noi, i visitatori numero 10.998 e 10.999. Ne siamo assolutamente certi visto che la visitatrice numero 11.000 l’abbiamo pure conosciuta: s’è aggiudicata un bel premio fedeltà conferitole sul palcoscenico appositamente allestito per lei all’interno del microscopico Studio 1, quello dal quale vanno in onda LA (??) TgR Lombardia ed altri approfondimenti della serie. Il palcoscenico, alias i 4 metri quadrati tra la telecamera (chiamiamola banalmente telecamera orsù! Nonostante sembrasse un ET uscito da un film di Spielberg…), e il tavolo delle news con la sua sedia d’alluminio abbagliante, è stato l’inizio della fine: quasi quasi mi convincevano a pagare il canone nonostante non abbia neanche la Tv in casa: porelli! Perché? Perché hanno bisogno di studi più grandi ma soprattutto di sedie più comode! E così ho deciso di intraprendere una Campagna a favore della salute ortopedica dei giornalisti Rai: aiutiamoli!

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Ehpperò entrare negli studi di Corso Sempione, Signori miei, è stato un po’ come entrare in casa di mia nonna e trovarla appollaiata sulla poltrona come una gazza sul ramo pronta a scattare, mentre si scalda le mani davanti ad un elemento della stufa elettrica, rosso e incandescente, e sentirle dire “Fijja, mangiasti?”*. Entrare negli studi di Corso Sempione è stato un flashback, un ritorno all’infanzia fatta di pane e Nutella guardando l’Albero Azzurro, un po’ come stare sotto la coperta di lana scozzese ideata appositamente dagli scozzesi per scacciare gli spiriti della febbre mentre, senza capire una cippa di quel che raccontano, guardi i Promessi Sposi del trio Marchesini, Solenghi, Lopez, un po’ come quando tutte voi, Signorine, imitavate Heter Parisi davanti allo specchio, nonostante i 4 anni d’età e i pochi centimetri d’altezza!

*”Figlia, hai mangiato?”

Insomma: è stato come tornare a casa e  ripercorrere 30 anni di vita attraverso ricordi radio-televisivi perché, diciamoci la verità, gli italiani senza Rai sarebbero un popolo senza memoria storica (per fortuna o purtroppo?).

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Non per dire ma i signori Rai son stati davvero carini e hanno allestito per noi ospiti un museo del costume. Certo, per un attimo mi è sembrato di sentire i Ruotanti cigolare alle mie spalle, talmente tanti manichini senza testa sbucavano dalla penombra, ma volete mettere l’emozione di scoprire i colori degli abiti usati nelle serie tv degli anni del bianco e nero, tipo quello di velluto kaki indossato da Loretta Goggi ne La freccia nera nel 1968? Ma sai che caldo??

Come tutte le cose interessanti e belle, quella più interessante e bella stava però in cima al quarto piano, difficilissimo da raggiungere perché non solo il simpatico Gio Ponti ha ben pensato di sviluppare l’edificio in altezza, ma anche perché una scala diventa sempre più impervia quando stai in coda e il primo della fila cammina come avesse un occhio di pernice sull’alluce! Ebbene, in cima al castello sta l’Auditorium A della radiofonia, un geniale studio di registrazione realizzato appositamente per i radiodrammi. Ma mica qui ci suonavano le colonne sonore (anche)! No no, qui creavano i rumori di scena, che meravigliao!

Che rumore fanno gli stivali del Marchese mentre scende la scala? E che suono ha il passo leggiadro di una fanciulla innamorata? Basta una scala in marmo e legno per saperlo! Un passo a destra e un saltello a sinistra ed è fatta! Ma se invece la cosa si fa più complessa e il regista vuole riprodurre i suoni ambientali allora è il caso di ricorrere alla scatola dei rumori! Una scatola sì, una scatola usata dai rumoristi per creare i suoni degli sceneggiati, dalla finestra che sbatte ai cavalli sul selciato. Stra-meravigliao!

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.