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Habemus bikem, la bici d’altri tempi

Lo so lo so, questo post è parecchio anacronistico, alla vigilia del 21 settembre e dell’equinozio d’autunno, ma tant’è: habemus bikem! O cyclem, o bicim o come diavolo volete latinizzarla voi! Insomma, ci siamo accattati la bicicletta, olè!

Viviamo a Milano, città numero uno in quanto a ciclabilità e mobilità sostenibile, o almeno così pare! Il solo fatto d’essere situata nel cuore della Pianura Padana le dà di diritto ad avere questo primato anche se, per esperienza, Torino non scherza mica! E che dire poi dell’Emilia Romagna, la regione più ecosotenibile d’Italia (giuro! A Bologna l’aria profuma di ciclamino!), o di cittadine come Parma?

Ad ogni modo, le statistiche dicono che Milano è ciclabile: ha piste su tutto il territorio urbano, ha il bike sharing curato da BikeMi e ATM, ha le bici elettriche, ha rastrelliere in ogni dove, consente il trasporto delle bici sui mezzi pubblici, tram, metro, treni e soprattutto ha millemila ciclofficine sparse sul territorio. Certo, il rispetto per i ciclisti è talmente basso che i pedoni li bistrattano, figurarsi gli automobilisti. Al contrario ho letto negli occhi di alcuni motociclisti una certa solidarietà. Quando sei fermo al semaforo e tutto intorno a te è un rombare di motori e puzzo di benzina bruciata le uniche due cose che ti passano per la testa sono “Perché non uso la mascherina?” e “Sfida?”, riferito al motociclista di fianco a te, appunto. Ma che c’entra, in compenso a Milano fanno un business di tutto e infatti son nati locali dedicati alla bicicletta tipo il Bike Cafè UpCycle, i fattorini consegnano la merce su due ruote, si allestiscono mostre sulla bici alla Fabbrica del Vapore e addirittura esiste qui un festival cinematografico dedicato alla bicicletta, il Bicycle Film Festival Milano. Cose che #soloamilano insomma!

L’avventura da ciclisti urbani è iniziata a giugno quando, presa dall’emozione della bella stagione, ho proposto l’acquisto della bici, che a me ricorda l’estate in giro sul molo di Vibo Marina con mio fratello, non quello bello e figlio unico, l’altro, Jesus. Jack è stato parecchio combattuto tra bici e pattini, ma alla fine in una frescarella domenica di settembre al mercatino di Sinigaglia, per la modica cifra di 90 euri abbiamo comprato:

  • due bici (usate ma non rubate, pare);
  • la pompa ultramodernissima che ci puoi gonfiare pure il materassino al mare, tsè!
  • due lucine ai LED ‘che “la dinamo è obloseta!”, disse l’uomo della fiera;
  • un cavalletto (nuovo) per la mia bicina triste e senza gadget (quella di Jack non solo è blu masculu mentre la mia è bianca e arrugginita, ma è pure rifinita meglio!);
  • catene e catenacci vari ma probabilmente inutili (vedremo).

Il mercato milanese, chiaramente, offre una infinità di possibilità per l’aquisto di bici nuove ed usate: dalla fiera di Sinigaglia ai negozi per ciclisti molti dei quali, specie quelli in zona Porta Genova, Via Vigevano e Corso Como sembrano vere boutique (ma và?). E poi c’è Decathlon mon amour, il mercato on line che ogni giorno sforna almeno 10-50 proposte di compra-vendita e infine, ma mai ultime, le sempre tanto amate ciclofficine.

Le migliori non sono semplicemente delle bicirimesse d’urgenza distribuite sul territorio, tutt’altro! In tante, tipo la ciclofficinia Ponte Giallo, sulla Martensana, la mia preferita fino ad oggi!, o quella in Cascina Cuccagna, ti insegnano a costruire una bicicletta fai da te. Tu scegli un telaio malandato tra quelli disponibili, compri i pezzi, che non costano più di un euro l’uno ed è fatta! C’è sempre qualcuno più esperto di te pronto ad aiutarti e ad insegnarti cose nuove e no, non è un bambino coreano 😉

La pista cialbile lungo il Naviglio Martesana
La pista ciclabile lungo il Naviglio Martesana

L’unico vero contro da non sottovalutare sono i furti di biciclette. A Milano tendenzialmente non ti ruberanno la bicicletta (non subito), ma qualche sua componente vitale: copertoni, pedali, campanello e il peggior furto tra tutti… il sellino! Se esci da lavoro alle 19:00 in un freddo inverno padano e scopri che alla tua bici manca il sellino, beh, son cavoli! Il consiglio che ci han dato, per combattere questa terribile piaga che affligge molti piedi e molti deretani in giro per la città, è quello di registrare la bicicletta sul portale MiBici. E se non bastasse è sempre meglio marchiare a fuoco la bici con i propri dati, fotografarla, postare la foto e i propri dati spammando sui social e farla così “riconoscere” dalla comunità dei bikers urbani. Se te la fregano, vai ancora di spam con tanto di WANTED sui cartoni del latte. Non tutti comprano una bici usata, come me. Alcuni ci spendo capitali oltre i 1000 euro quindi il metodo funziona soprattutto per le laute ricompense garantite, chissà!

Insomma, nonostante tutto, habemus bikem e siamo parecchio contenti perché:

  • Jack può andare al lavoro in bici (fatto);
  • io vado in università in bici (fatto);
  • possiamo raggiungere Parco Nord in bici (da fare);
  • possiamo prenderci il freschetto quando fa caldo (ancora per poco);
  • possiamo esplorare la città disobbedendo alla segnaletica stradale (non si fa, non si fa!!!);
  • e bla bla bla insomma!

Che gioiezza!

* Tutte le informazioni utili sulla ciclabilità a Milano le trovate sulla pagina dedicata del Comune.

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.