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Il mio Milano Film Festival

Il lavoro aggratis rientra tra le mie attività primarie: son tanto, tanto brava a trovarmi impieghi non retribuiti che quasi quasi aprirò un blog dal titolo “Come trovare lavoro aggratis“, o no?

Bando alle idee geniali, che di idee geniali si può pure morir di fame, l’occasione del secolo per me medesima è giunta al rientro dalle tragicomiche ferie (?). Quale occasione? ‘Spettate un attimo, partiamo dal principio, altrimenti si perde la saspens! Mettetevi comodi.

Era luglio, fine luglio, e in quel di Milano si boccheggiava neanche fossimo a Calcutta in Agosto. La povera me boccheggiante si imbattè all’epoca dei fatti nel fitto fittissimo calendario di un grande grandissimo evento autunnale milanese: il Milano Film Festival.

L’anno precedente me medesima non prese parte all’evento causa a) mancanza di tempo b) mancanza di voglia (mi trovavo in piena fase iodiomilano). “Quest’anno ci vado”, mi dico fiera dei miei interessi cinematografici un po’ accantonati negli ultimi tempi e così inizio a spulciare il programma, finché in un angolino remoto dell’home page scorgo un timido “Vuoi collaborare con noi?“. “Maccerto che ssì!”, esclama il mio lato al prezzemolo che, secondo un noto detto calabro, simboleggia colui/colei che si infiltra in ogni luogo e/o situazione. ‘U petrusinu insomma!

In quattro e quattr’otto me medesima compila un brevissimo form e dà qualche disponibilità (tanto da settembre sarò una DH – Desperate Housewife, che mi costa?). E fu così che inoltrai la mia domanda di collaborazione col MFF. Una #bellascoperta!

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Cosa fu poi?

In meno di 33 secondi me medesima ricevette una risposta: manda il tuo portfolio a taldeitali (at) blablabla (dot) it e dopo giusta e sacrosanta ansia pre-esame, a fine agosto ti faremo sapere.

Obbedii signori e in seguito, sicura delle risate che una certa redazione milanese (di cui sveleremo il nome prossimamente), si sarebbe fatta scorrendo il mio portfolio molto, molto amateur, son partita per l’amata terra calabra. Vacanze tragicomiche e un filino d’ansia al 29 d’agosto si son poi trasformate in rassegnata sconfitta il 31 del mese. Nessun responso. Bocciata!

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“Cheppalle! Manco per i lavori aggratis c’è giustizia”, esclamerà nel tentativo di confortarmi Jack…

Ebbene, io non ho studiato fotografia e non possiedo una reflex ma sono un’amante di questa arte dai tempi in cui i bimbimichia Instagram addicted erano ancora un lontanissimissimo miraggio nel panorama del fashion marketing (neanche quello esisteva ai tempi miei!). Io non credo che la fotografia sia una arte di molti, bensì un’arte di pochi. Credo però che la tecnica si evolve e allo stato attuale della sua evoluzione (oh Benjamin, Benjamin), la fotografia è diventata un’arte pop (che sta per popular). Sono sicura che l’arte del futuro la immortaleranno strumenti tanto lontani dalla vecchia Minolta analogica di mio padre e che il prossimo World Press Photo lo vincerà una fotografia scattata con uno smartphone. Embè? Che c’entra con la trama iniziale tutto ‘sto papello sulla tua visione dell’arte fotografica contemporanea?

Come che c’entra? C’entra perché dimostra che mi sbagliavo!

Essì perché nonostante la mia inesperienza e nonostante io scatti con una compatta (grazie sempre a Jack), io (proprio me medesima!), sono stata selezionata per partecipare al Milano Film Festival in qualità di fotografa. Eh vabbè, non sono una professionista ma io sono felice (assai!), uguale!

E insomma, se siete un po’ cinefili, curiosi o chessoio, stay tuned per il reportage ufficiale qui, sul mio Flickr e sui social del MFF 😉

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virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.