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Il copywriter, quell’infame

Dalla lingua inglese abbiamo mutuato tutto, proprio tutto. La storia degli scambi linguistici ha avuto inizio con vocaboli come video games e computer fino ad arrivare a robe come “le mie skills professionali”, “ho acquisito una certa autonomy” e varie.

Quando 10 anni fa decisi che mestiere avrei fatto nella vita in mente mi appariva questa espressione: “ilcorrettoredibozzzze”. Io volevo fare il correttore di bozze. Ma vallo a capire quale azienda cerca cosa, in quest’era di mutazioni e mutuazioni linguistiche! Mo’ le aziende cercano il copy editor, il copywriter, il social copy, il creative copy e chi più ne ha più ne metta, mio dio! Sì lo so che sono figure professionali diverse, ma una volta ce n’era una sola. Me lo volete spiegare che necessità c’era di creare altre complicazioni? D’altronde, il come cavolo si chiama, sempre quel mestiere lì fa. Sicuri? Non proprio, perché ancora oggi là fuori c’è gente che non ha capito una beneamata su che lavoro fa il copywriter.

Accade comunque che, nonostante pochi conoscano il lavoro del copywriter, attualmente io lo faccia. E sì, teoricamente sarebbe anche il mestiere dei miei sogni. Sto bellamente seduta alla mia scrivania e con certosina meticolosità, attenzione e buona lena taglio, cucio e infiocchetto i testi altrui. È divertente, lo giuro. Mi faccio tante di quelle risate al giorno manco fossi la sceneggiatrice di Zelig.

Perché se uno di lavoro fa il copywriter in Italia, può pure finire che si riduca a fare anche il correttore di bozze, oltre che il grafico, l’illustratore, il titolista. Mica siamo nelle Americhe, gente! La questione però è eticamente delicata. Il correttore di bozze è lo stronzo per antonomasia ed è questa la ragione per cui mi prendo tanti di quei vaffanculo reali e virtuali che non se ne ha idea. Ma che volete farci? Io mi sento un dio di fronte a certi orrori grammaticali, a certe perifrasi alla James Joyce, a certe pretese intellettuali che, come dice Jack, vengono spacciate per licenza poetica ma altro non sono che orrori letterari. E c’ha pure ragione!

Dunque, che lavoro fa il copywriter?

Fa la parte del cattivo, fa il lavoro sporco, quello della signorina Rottermaier con gli occhilaini sulla punta del naso e il ditino indice sempre lì pronto a cazziare qualcuno.

Il copywriter fa quel lavoro creativo per cui dopo ore di blabla ad alta voce per testare l’assonanza di una consonante con l’altra, finalmente butta già il fatidico testo e tiè, s’accorge che è venuto fuori un mostro sgramamticato dopo aver premuto il tasto invio.

Il lavoro del copwriter infine è quello che miete più vittime tra le coppie. Recenti sondaggi dicono che le coppie in cui una delle due metà di lavoro fa il copywriter alla fine scoppiano perché l’altra metà non ne può più di sottoporsi al gioco del “Facciamo che tu eri il cliente”.

Un lavoro nobile, amabile e soprattutto strapagato in Italia, quello del copywriter.

Voi, gente, che aspettate a iniziare questa mirabolante carriera?

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.