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Il Cancro ai tempi del Web 3.0

“Ho un tumore al cervello”. Così inizia il racconto di quest’uomo, questo artista, questo genio della tecnologia. Il suo nome è Salvatore Iaconesi ma avrebbe poteuto essere Sonia, Arianna, Matteo o Giorgio. Sul suo sito La Mia Cura Open Source racconta in modo creativo, multimediale e soprattuttutto con l’ironia di chi non ha perso le speranze, la sua malattia.

Ops, pardon! Nono, non racconta mica la sua malattia! Racconta la sua CURA perché

CURA, in diverse culture, vuol dire diverse cose.
Ci sono cure per il corpo, per lo spirito, per la comunicazione.
Prendete le informazioni sul mio male, se ne avete voglia, e datemi una CURA.

Come? Semplicemente mettendo a disposizione degli internauti la sua cartella clinica, con tutto il corredato ambaradan di TAC, risonanze e quant’altro materiale necessario per uno screening clinico.

Perché? Il motivo reale è che la cartella in questione gli è stata consegnata inaccessibile, lui l’ha resa open. Il motivo più profondo è invece un altro e sta prorpio lì, nella parola CURA.

C’è un mondo, quello della clinica, della medicina ospedalizzata, che ha dimenticato il concetto base su cui la storia della cura, da Ippocrate ad oggi, avrebbe dovuto basarsi: il concetto inglese di cura, cioè del “prendersi cura di…”. Condivisione, comunicazione, reciprocità, tutte parole che dentro la stanzetta di un ospedale svaniscono e la stessa cartella clinica, il testo personale di una malattia, è inaccessible al suo legittimo proprietario!

Quest’uomo non ha chiesto aiuto, ha dato un senso nuovo e giusto al concetto di malattia.

Grazie Salvatore!

virginiamcfriend

Scrivo cose e fotografo gente per lavoro ma anche no. Vivo a Sud per scelta e mangio la cipolla cruda. Presto diventerò un'allevatrice di gatti neri, nel mentre leggo molti libri, racconto storie belle di Calabria e continuo a stupirmi della poesia delle cose.